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Frosinone in A, Stirpe detta la linea: «Sostenibilità economica principio ineludibile»

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Frosinone in Serie A, giocatori festeggiano in campo


Il Frosinone celebra la promozione e invoca riforme urgenti: «Il sistema calcio è inceppato da anni, servono salary cap e controlli sui procuratori»

Da 25 anni al vertice del Frosinone, Maurizio Stirpe è un uomo felicissimo per la promozione in A del Frosinone e già pensa a come affrontare la prossima stagione, ragionando anche sulla crisi del nostro calcio. Queste le sue parole al Corriere dello Sport.

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LA QUARTA PROMOZIONE IN A «Amo ricordare tutte le mie promozioni. Rivestono la stessa importanza perché hanno portato al medesimo risultato. Ma quest’ultima è particolarmente significativa per le modalità con cui è stata conquistata».

L’ASPETTO FONDAMENTALE «Secondo me l’ingrediente fondamentale è stata la volontà, è stato crederci. A cominciare dal nostro direttore sportivo Renzo Castagnini, anche nei momenti in cui poteva sembrare quasi uno scherzo ambire a un obiettivo simile».

COSA FARE IN SERIE A «Io penso che, alla latitudine di club come il Frosinone, si possa fare calcio solo nel modo in cui lo abbiamo fatto quest’anno, anzi abbassando ulteriormente i costi. Poi la Serie A è un altro mondo. E, senza stravolgere la nostra strategia, servirà molto di più per competere e conquistare la salvezza».

IL CALCIO SOSTENIBILE «Diciamo che il collo dell’imbuto è diventato sempre più stretto. Ma alcuni problemi sono emersi anche in modo drammatico. C’è necessità di risorse che non sono più disponibili. Bisognerà puntare su un rafforzamento delle strutture economico-finanziarie dei club, consolidando le imprese anche attraverso la riduzione dei costi di gestione».

GLI INVESTIMENTI SUI GIOVANI NON BASTANO PIIU’ «Certamente. E proprio per il motivo che dicevamo. Senza sostenibilità economica-finanziaria non può esserci crescita e non ci saranno investimenti nei settori giovanili. L’abolizione della legge che ha portato alla liberalizzazione dei vincoli è ineludibile. Chi investirà sui giovani se poi deve affidarsi unicamente a intermediari che non sempre tutelano gli interessi sia delle società che dei ragazzi?».

LE PRIORITA’ D’INTERVENTO «Se il salary cap viene applicato dal cento per cento dei club, diventa uno strumento utile. Ma se chi non lo rispetta può aggiungerci risorse dispone di maggiori risorse, allora non funziona più. Perché genera un effetto domino, una sorta di emulazione, che rende inefficace il meccanismo».

I SOLDI «Anche chi non può permetterselo finisce per spendere soldi che non ha. Invece, il sistema dovrebbe riguardare tutti ed essere applicato senza alcun tipo di eccezione. Ho già avuto modo di sottolineare che il mondo del calcio è troppo corporativo e perde di vista gli interessi complessivi».

COME TENERE INSIEME LE DIVERSE ESIGENZE TRA GRANDI E PICCOLE «È questo il punto. Chi ha più disponibilità dovrà essere maggiormente generoso. Altrimenti non ne usciremo».

FINORA NON CI SI É RIUSCITI «E qualcosa significherà. Tutte le politiche praticate negli ultimi vent’anni hanno sistematicamente portato a una riduzione delle risorse a favore delle Leghe. È il momento che ognuno faccia un passo indietro, a partire da chi possiede di più, affinché il movimento realizzi riforme indispensabili e non più rinviabili».

LE RIFORME PIU’ URGENTI «È necessaria una riforma importante delle Leghe, una più chiara definizione tra mondo professionistico e semiprofessionistico. Occorrono strumenti legislativi che agevolino la ripartenza».

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