Sampdoria, Ferrara: «Esonero premeditato» - Calcio News 24
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2013

Sampdoria, Ferrara: «Esonero premeditato»

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CALCIOMERCATO SAMPDORIA FERRARA – Dopo 153 giorni di silenzio Ciro Ferrara ha rotto il silenzio ed è uscito allo scoperto. Nella giornata che chiude il campionato della Sampdoria, l’ex tecnico blucerchiato ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport del periodo in cui ha guidato la squadra ligure e del suo esonero: «Dopo l’esonero era giusto aspettare la salvezza matematica. Non che abbia mai avuto dubbi, ma ora ho le idee ancora più chiare. Io 18 punti in 17 gare, 22 quelli che ha aggiunto Rossi per la salvezza? O non siete bravi in matematica, o si analizzano dati diversi. Il paragone va fatto sulla stessa fetta di campionato, dal Milan al Catania. Così Rossi ha un solo punto in più di me. Nulla contro Delio, professionista che stimo. Ma i risultati che abbiamo ottenuto sono identici, come le stesse sono state le difficoltà, tra infortuni, squalifiche ed espulsioni, in mezzo alle quali abbiamo dovuto faticare. Nel gruppo di ripetenti in matematica includo anche il mio ex compagno Renica, nelle analisi supportate dai numeri mi sembra molto carente. Esonero? In realtà avrei già dovuto intuirlo dalla domenica sera, atterrati a Genova da Catania, Sagramola, l’a.d., mi chiese se sarei stato in città il giorno successivo. Difatti mi telefonò per comunicarmi la scelta, motivandola con la necessità di migliorare la classifica: alle spalle ne abbiamo sempre tenute sette, oggi, alla luce dei fatti, questa scusa non regge. E tralascio il peso economico della decisione. Ma la scelta Ferrara era sempre stata di Sensibile e Teti, e mi dispiace che la mia sorte li abbia coinvolti, mai di Sagramola. Dopo la vittoria nel derby era l’unico non così felice, magari gli avevo scombinato i piani».

L’allenatore, entrando nello specifico, ha parlato poi di Garrone, Palombo e dei suoi errori: «Se Garrone si sia pentito? Lo stimo e l’ho chiamato per complimentarmi per la salvezza. Lui sì, avrà visto i numeri, ma non credo si sia pentito. Palombo? Per la società era il passato, seppur di grande spessore. Il programma era quello di valorizzare i giovani e mi si impose di voltare pagina. Ho rispetto per Palombo, non è vero che non gli ho mai parlato, gli dedicai ben due ore di colloquio. Momento più bello? Primo: la vittoria nel derby. In generale l’aver valorizzato un gruppo di ragazzi alle prime esperienze in A, Obiang, Krsticic, Berardi, Rossini, Icardi. Di contro la tristezza di dover interrompere un lavoro in linea con le direttive e lasciare una tifoseria splendida. Se sento anche sua questa salvezza? Sì. La storia del modulo e dei giocatori mal impiegati? Cazzate, con un sistema diverso e con giocatori utilizzati altrove non è cambiato niente, anzi. È la riprova dell’ottimo lavoro da me svolto. Errori? Certo che ne ho fatti. Oggi posso sembrare paraculo, ma dopo 2 esoneri e altrettante volte che i risultati non hanno dato ragione al mio allontanamento mi sento di dire la mia. Sarei stato più paraculo se dopo il derby fossi andato a festeggiare sotto la gradinata Sud. Lasciai gli applausi a chi li meritava, la squadra».

Infine, Ferrara ha parlato della permanenza di Antonio Conte alla Juventus e del suo esonero bianconero nel 2010: «Sapevo sarebbe rimasto, l’estero lo intriga ma ora può aspettare. Ad andarsene avrebbe fatto un errore. Esonero? Mi trovai molto giovane con una grossa responsabilità, vincere subito, con una squadra che aveva bisogno di rinnovarsi e che si trovava a confrontarsi contro l’Inter, che era l’Inter del Triplete, e altri gruppi più attrezzati. Mi si imputava la scarsa esperienza, chi è venuto dopo ne aveva molta di più eppure ha avuto le stesse difficoltà».