Adem Ljajic, genio e sregolatezza. Mihajlovic lo ha punito ma conta ancora su di lui

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Adem Ljajic: genio un po’ anarchico. Tribuna punitiva nell’ultima sfida contro la Lazio. Mihajlovic si schiera dalla parte della squadra

Adem Ljajic: fuoriclasse si, testa calda anche. Difficile domare il suo carisma. E questo lo possono senza dubbio testimoniare i vari allenatori che ha avuto nella sua giovane carriera. La sua storia inizia nelle giovanili del Novi Pazar per poi passare subito al Partizan Belgrado. Nel 2009 viene notato dal Manchester United, ma dopo un periodo di prova, l’acquisto non si conclude.

Arriva poi in Italia. La Fiorentina e Prandelli lo accolgono a braccia aperte. Tutto tranquillo fino a quando, nell’anno successivo, dà di matto con il suo nuovo allenatore Delio Rossi. Una semplice sostituzione esplode in un gesto di stizza del giocatore serbo che, con un applauso sarcastico manda a quel paese il suo tecnico. Il quale non ci vede più dalla rabbia e risponde con un pugno.

Ma come tutti sanno la storia si ripete. Anche se in forma meno grave. L’altro episodio che lo vede come protagonista è con il suo attuale tecnico concittadino. Mihajlovic all’epoca aveva deciso di portarselo con sé nella nazionale Serba. Ma tempo zero, come lo ha voluto lo ha cacciato. Tutto perché il giocatore non aveva cantato l’inno serbo nel pre-partita. Sinisa però, in quell’occasione, mette presto da parte i rancori e lo rivuole nella Fiorentina nella stagione 2010-2011.

Ma da quel momento, il destino dei due si intreccia. Tanto che, dopo aver fatto benino con Roma e Inter, Mihajlovic lo riprende sotto la sua ala. Questa volta con la maglia granata. Ma con Ljajic niente è semplice e le trattative per portarlo a Torino si rivelano più complicate del previsto. L’indecisione del giocatore fa perfino perdere la pazienza a Cairo e Petrachi. Tanto che decidono momentaneamente di mollare il colpo. Dopo giorni di ripensamenti vari, la pedina si decide. E il Toro così chiude l’affare più oneroso della storia: 8,5 milioni più eventuali bonus legati al suo rendimento.

Da qui inizia la sua esperienza in granata. Molto bene all’inizio. Tanto che i supporter provano sentimenti contrastanti. Felici e impauriti allo stesso tempo rispetto ad un eventuale saluto precoce, verso orizzonti e realtà più importanti. Ecco uno dei suoi gol su punizione realizzato nel derby della Mole nel maggio del 2016:

Ma anche in questa occasione Adem stupisce. Il suo rendimento a poco a poco si fa meno costante e il suo comportamento sempre più pesante. Tanto che, nell’ultima partita contro la Lazio, Mihajlovic decide di parcheggiarlo in tribuna. Questo dopo alcuni atteggiamenti poco consoni ad un professionista della sua taratura, (qui le dichiarazione del tecnico dopo il match Lazio-Torino), riscontrati in allenamento. Ma anche in questo frangente dà il meglio di sé e litiga con alcuni tifosi laziali. I quali hanno rinfacciato il suo passato alla Roma.

Complicato capire se il suo comportamento sia dettato dal malcontento accumulato nel tempo. In molti credono che il suo arrivo al Toro non sia mai stato realmente voluto. Al momento il suo allenatore ha fatto la scelta più giusta. In queste occasioni è bene far tornare con i piedi per terra i giocatori. Soprattutto un recidivo come Ljajic. Sempre meglio tutelare l’armonia di uno spogliatoio. E far capire che si può essere un buon leader anche solo comportandosi correttamente. Fuori e dentro il campo.