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Atalanta, Gasperini: «Destino nelle nostre mani. Obiettivo Champions»

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Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine del match contro il Bologna

Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine del match contro il Bologna. Le sue dichiarazioni.

PRESTAZIONE – «Sappiamo che in Serie A ogni partita ha la sua storia, il Bologna ha messo in difficoltà tante squadre. Ci eravamo preparati bene, la loro difesa a tre era una delle ipotesi. L’Atalanta ha comunque dimostrato di stare molto bene, al di là della superiorità numerica. All’inizio c’è stata troppa frenesia, forse per la voglia di fare bene, e abbiamo sbagliato cose semplici sul piano tecnico. Serviva ritrovare lucidità, tutto è andato per il verso giusto».

OBIETTIVO – «Tra due punti saremo di nuovo in Europa. Per la Champions League non so quale sarà il tetto. In queste cinque partite, gli altri dovranno sperare che noi sbagliamo per prenderci. In pochi punti ci sono comunque un sacco di squadre, ma il destino è nelle nostre mani. È difficile, ma la Champions è il nostro traguardo».

MALINOVSKYI – «È venuto qui come centrocampista, io però gli ho chiesto un’evoluzione nel ruolo. Lui ha faticato un po’, ma ora sta facendo vedere grandi capacità. Partecipa al gioco con continuità, ha spunto, tiro, è un attaccante atipico che fa anche molti assist. Tra Covid e un’ernia è stato male fino a dicembre, ora ha superato ogni problema e sta disputando un finale di stagione strepitoso».

MERCATO – «È dal primo anno che vanno via giocatori. Quando arrivano top club, è difficile per loro rifiutare certe cifre. Nel tempo abbiamo comunque alzato il target, e i bilanci sono legge per la famiglia Percassi. Non potranno mai spendere 50 milioni di euro per un giocatore oppure offrire ingaggi stellari».

SUPER LEAGUE – «Sono amareggiato. Lunedì ero convinto fosse finito tutto. Noi abbiamo rischiato di non giocare più per via della Super League, saremmo stati tutti a casa per salvare dodici società. Per fortuna in Inghilterra hanno fatto retromarcia. Per cosa avremmo giocato stasera? La Coppa Italia a cosa sarebbe servita? Il calcio è amato in tutto il mondo, dobbiamo avere la speranza che una piccola squadra possa competere con le grandi. Noi non dobbiamo girare in bicicletta e gli altri in Ferrari».

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