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Il Psg diventa squadra vera e vola in finale: a Budapest l’ultimo atto contro l’Arsenal

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Psg Arsenal, la finale delle due Europe: Kvaratskhelia illumina la corsa verso Budapest

A Budapest si sfideranno le due anime del calcio europeo attuale: i parigini del Psg e i londinesi dell’Arsenal. Un incrocio che, come sottolinea Alberto Polverosi nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, vedrà contrapporsi due probabili campioni nazionali: se per il club di Al-Khelaïfi il successo in Ligue 1 è ormai “una prassi”, per i Gunners il trionfo in Premier League sarebbe decisamente “più sorprendente”.

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Il fattore Kvaratskhelia
Se l’Arsenal di Arteta porterà in finale un calcio “giudizioso e meno spettacolare”, il Psg non potrà fare a meno del suo “gioco frizzante e ricco di tecnica”
. Al comando di questa orchestra c’è un talento che l’Italia conosce bene: Khvicha Kvaratskhelia. L’ex Napoli è stato il dominatore assoluto del doppio confronto: “Doppietta all’andata, assist e grande partita al ritorno: nei 180 minuti di questa semifinale Kvaratskhelia è stato il migliore”.
L’azione che ha deciso il ritorno all’Allianz Arena è stata un concentrato di classe e velocità, con un retrogusto nostalgico per la Serie A: “Gli sono bastati meno di tre minuti per piegare la partita: tocco di Kvara per Fabian Ruiz, scatto, tocco di Fabian Ruiz per Kvara (quanto vecchio Napoli nell’azione decisiva), fuga verso l’area di Neuer”. Polverosi non risparmia critiche alla retroguardia di Kompany: “Prendere un contropiede dopo un centinaio di secondi è da dissennati e marcare in area come ha fatto Stanisic su Dembelé, staccato di almeno tre metri, ancora di più”.


Dalla “collezione di figurine” alla squadra vera
Il Psg ha dimostrato una maturità tattica nuova. Dopo aver rischiato all’andata, passando dal 5-2 al 5-4, a Monaco la squadra “si è difesa con ordine e intelligenza”. Luis Enrique sembra aver compiuto il miracolo che i suoi predecessori hanno sempre fallito: trasformare un ammasso di stelle in un collettivo solido. “Rispetto alle stagioni in cui i qatarioti mettevano in squadra una figurina dietro l’altro, sotto la guida del tecnico spagnolo hanno creato una squadra vera”.


In questo contesto, il sacrificio dei singoli fa la differenza: il Pallone d’Oro Dembélé che rientra a centrocampo e un Kvaratskhelia che “mette insieme fantasia e muscoli per brillare e contenere”.
Mentre il Bayern affondava sotto i colpi della propria imprecisione — con Kane, Olise e Luis Diaz sottotono — il Psg si gode il suo fuoriclasse georgiano, oggi indubbiamente “al top della sua carriera”. Per i parigini è la seconda finale consecutiva: la caccia al trono d’Europa, dopo il successo dello scorso anno contro l’Inter, riparte da Budapest.

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