Cairo fra futuro e passato: «Belotti? Vorrei che rimanesse»

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Nel giorno degli omaggi al Grande Torino, Urbano Cairo riflette anche su ciò che verrà: «Vincere in casa della Juve sarebbe bello. Mihajlovic…»

4 maggio 2017, giorno di celebrazioni. Forse di rimpianti quando si parla del Grande Torino, di una squadra che ha comunque fatto la storia del calcio italiano. Si parla sempre di anima granata, ma forse è difficile spiegarla a parole. Ci prova Urbano Cairo, presidente del club: «È un’anima fatta di tante cose. Romanticismo, anzitutto, che sfiora alti livelli di nobiltà: bisogna vincere con merito e divertendo, se vinci ma non vinci bene non sei contento. E’ una regola con sfumature di contropotere, che ovviamente vale per tutte le partite meno che per il derby. Poi è un dna intriso dell’epica del Grande Torino, moltiplicata da quella fine tragica arrivata al culmine della potenza: un po’ come John Fitzgerald Kennedy a Dallas, o James Dean. Per non dire della scomparsa di Gigi Meroni o quella di Giorgio Ferrini, che morì pochi mesi dopo essersi ritirato. E ancora: è un attaccamento alla maglia speciale. Ce l’hanno anche i più giovani, perché è un tifo che viene tramandato – come a me da mia madre – da chi ha vissuto in prima persona quegli anni».

STRACITTADINA – Che derby vorrebbe domani dal suo Toro? «Una di quelle partite che sappiamo fare. Tipo quella in casa contro il Milan: siamo partiti forti e li abbiamo messi lì. In casa della Juve è un po’ più difficile, ma con le motivazioni giuste si possono fare grandi cose. Magari una sorpresa». Darà una sua carica particolare alla squadra? «A quello pensa l’allenatore: è lui il conducador, significherebbe delegittimarlo. E poi se dovessi motivare io, vorrebbe dire che c’è qualche problema. Non parlo neanche dopo le partite, tranne una volta dopo il 5-1 beccato dal Genoa (11 maggio 2015): andai nello spogliatoio e dissi cose toste». Ha pensato a un premio in caso di vittoria? «Guadagnano già bene… E poi il premio è vincere il derby». Ma il vero torinese tifa Torino o Juventus? «Rispondo con un coro della curva Maratona: “Torino è stata e resterà granata”».

CONFRONTO FRA BOMBER – Ci si chiede se Belotti debba invidiare qualcosa a Higuain, ma Cairo è schietto ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”: «Belotti ha fatto gol di destro, di sinistro, di testa: gli manca solo il petto… Ma sa qual è il suo bello? È il primo a dire di dover ancora imparare, è così umile che ha rifiutato di fare I signori del calcio per Sky, “perché non sono ancora un signore del calcio”. E poi anche Higuain ha qualcosa da invidiare a Belotti: l’età». A 23 anni sulla sua clausola avete scritto 100 milioni. «Il valore giusto, credo. E solo per l’estero: in Italia non c’è clausola e sa perché? Perché io Belotti non lo vendo: un altro anno al Toro, altri 30 gol, e sarà stato un bene per lui e per noi». Non segna da due partite e sembra una vita. «È che ha così tanta voglia di segnare che a volte finisce per andare oltre, tipo scontrarsi con Maxi Lopez. Se li sarà tenuti per il derby: lui è tipo che non segna per due partite e magari la prossima ne fa tre».

GIUDIZI FINALI – Nonostante ci sia ancora il derby da giocare, forse si può già dare un voto a questa stagione del Toro, sebbene un risultato positivo nella stracittadina potrebbe cambiarlo di un po’: «A questa seconda domanda preferisco non rispondere… Il voto è 8, può diventare 7 meditando su certe occasioni che abbiamo buttato. Non penso a tutti i rigori sbagliati, non dico che sia mancato chissà che cosa: bastava poco per essere a 56 punti e giocarci ancora l’Europa. Ma penso anche che abbiamo cambiato allenatore, giocatori, sistema di gioco, abbiamo lanciato dei giovani».