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Empoli, Andreazzoli: «Qui per chiudere un cerchio, avevo troppa voglia di tornare»

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Aurelio Andreazzoli, tornato sulla panchina dell’Empoli, ha fatto il punto sulla sua squadra: le sue dichiarazioni

Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, Aurelio Andreazzoli ha fatto il punto sull’Empoli

RITORNO A EMPOLI – «Sono l’allenatore più vecchio della Serie A. E per me è un onore. Aggiunga anche che sono il meno pagato. Quando poche settimane fa mi ha chiamato il presidente Corsi, ero nella mia abitazione a Massa. Pensi, pochi giorni prima avevo suggerito a Dionisi di continuare il suo percorso sulla panchina azzurra. Invece aveva preferito imboccare un’altra strada. Ho detto al presidente che se mi dava tre ore di tempo prendevo la bicicletta e arrivavo di corsa a Empoli per firmare. Forse ero stato un po’ ottimista. Magari mi sarebbe servito qualche minuto in più. Ma avevo troppa voglia di tornare su questa panchina. Quando ci siamo incontrati a pranzo con Corsi per chiudere l’accordo, non abbiamo speso un minuto a parlare di soldi. Abbiamo “bruciato” antipasti, primo e secondo discutendo di giocatori»

CRESCITA GIOVANI – «È una delle mie sfide. Insieme a quella di cercare di conquistare la salvezza. Probabilmente il Presidente si ricorda dei 60 milioni di plusvalenza che il mio lavoro ha prodotto in passato. Sono cifre che ha detto lui, io mi preoccupo solo di allenare».

SOPRANNOME “NONNO” – «All’inizio lo facevano per prendermi in giro. Come si dice a Roma era una “cojonella”. Ora il senso del soprannome è cambiato. E mi piace. Il nonno ha dei valori importanti, direi unici. È amato e rispettato».

SCONFITTA INTER 2019 – «Per un soffio non sono riuscito a completare la rincorsa salvezza. Quando, in quella stagione, sono tornato alla guida della squadra abbiamo marciato a una media da paura, 1.8 punti a partita. Sono tornato per chiudere un cerchio e per cercare di tenere l’Empoli in Serie A».

ATTEGGIAMENTO PRUDENTE – «No. Io voglio un Empoli che abbia coraggio e identità. Guardate lo Spezia, nell’ultimo campionato si è salvato giocando all’attacco. La mia squadra deve provare a vincere contro qualsiasi avversario. Ricordo due anni fa la sfida contro la Juve a Torino. Nel primo tempo giocammo con coraggio costruendo e poi, purtroppo sbagliando, quattro o cinque occasioni da gol. Nella ripresa ci abbassammo un po’ e i bianconeri potevano farci cinque reti. Contro le grandi non devi gestire la partita. Perché poi i campioni fanno la differenza. Contro la Juve qui al Castellani il signor CR7 all’improvviso ci fece gol con un tiro all’altezza della panchina».

LAZIO E JUVE – «Niente male, vero? Se ti avvicini a queste squadre con la paura di perdere hai già perso».

EUROPEO – «A parte Mancini non c’erano tante persone che all’inizio credevano nell’Italia. Eppure gli azzurri hanno vinto perché ci hanno creduto, perché hanno creato un gruppo fantastico. Erano una “banda che suonava in maniera splendida la stessa musica”. Non erano i più forti. Non c’erano in squadra stelle dal nome altisonante. Ma erano il gruppo più forte. E questo spero che valga anche per l’Empoli. Il gruppo c’è. È vero, è sano».

POSTI SALVEZZA – «Le neopromosse, forse altre due. Poi mi auguro che qualcuna delle formazioni più blasonate incappi in un anno sbagliato».

COVID – «Sono finito dentro questo problema io che non avevo fatto neppure un tampone. Speriamo di aver chiuso il capitolo. Abbiamo il tempo di recuperare tutti e di dare identità tattica al gruppo».

MESSAGGIO – «Ho spiegato che dobbiamo metterci qualcosa in più. Noi dobbiamo correre più della Juve, soffrire più della Juve. Abbiamo gambe e braccia che devono essere muscolose come quelle dei calciatori della Juve, ma potrei citare tante altre squadre».

ALLENATORI TOSCANI – «Tutti avranno vita dura. Il mio amico Spalletti deve portare il Napoli a certi livelli, Allegri deve rilanciare la Juve, Sarri deve fare risultati con la Lazio, io e Semplici dobbiamo conquistare la salvezza».

FASTIDIO – «La mia dirigenza fa sforzi incredibili per migliorare la squadra e mantenere un Empoli sano dal punto di vista economico. Perché questo chiede il regolamento. In altre realtà sento parlare di valanghe di debiti. Non ci dovrebbe essere un comportamento uguale per tutti?».