EURO 2016 – Ibra: «Domani potrebbe essere la mia ultima partita con la Svezia…»

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Il ragazzo del ghetto alla vigilia della sfida dentro-fuori col Belgio: «Non andrò alle Olimpiadi, quindi mi resta solo questa chance»

EURO 2016: Nizza, pomeriggio afoso di un giorno da cani, vigilia di Svezia-Belgio. Partita che si giocherà domani sera in contemporanea con Italia-Irlanda in programma invece a Lille. In realtà sarebbe la conferenza-stampa di Erik Hamren, CT svedese abbastanza rilassato in vista di una spietata gara da dentro o fuori, ma ovviamente le luci dei riflettori se le piglia tutte il gradito ospite Zlatan Ibrahimovic, 35 anni ad ottobre, attualmente privo di un club per la prossima stagione (ma la fila di pretendenti è lunga…), pronto al ritiro definitivo con la nazionale del suo Paese. Gli svedesi, d’altronde, non stanno messi benissimo: ultimi assieme all’EIRE nel gruppo (lo stesso degli Azzurri che li hanno battuti col guizzo di Eder), aggrappati a quel misero punticino guadagnato proprio con gli irlandesi a Parigi. Se domani pareggiassero coi Diavoli Rossi sarebbero fuori al 100%, nonostante un pari col Belgio non sarebbe un risultato da buttar via in un’occasione diversa da questa. Se i giocatori gialloblu vincessero, assisteremmo forse ad una clamorosa eliminazione (ve lo immaginate Wilmots che cede il posto agli ottavi al nostro De Biasi?). Se gli svedesi perdessero, bye bye Ibra con tutte le lacrime del caso. Ma questi sono solo stupidi calcoli. E ad Ibrahimovic i calcoli non interessano a meno che non glieli fornisca Mino Raiola parlando di futuri contratti a nove zeri… 

Zlatan, sei davvero vicino al capolinea?
«Per quanto riguarda la nazionale svedese sì. Se domani dovessimo uscire dall’Europeo, sarebbe molto deludente per me in quanto non giocherò più con questa maglia. Non andrò neanche alle Olimpiadi di Rio, quindi mi resta solo quest’ultima chance e vedrò di sfruttarla a dovere.».

Per quanto riguarda invece il tuo prossimo club…
«Non so dove giocherò la prossima stagione e comunque, anche se lo sapessi, questa non sarebbe la sede adatta per dirlo. L’unica cosa che posso confermarvi è che, ovunque andrò, porterò sempre la bandiera svedese assieme a me. Con la nazionale sono vicino al ritiro, ma la mia tempra scandinava mi seguirà ovunque per tutta la vita.».

Cosa ti aspetti dai Diavoli Rossi?
«Non sarà per niente una partita facile, ma noi abbiamo tanta fiducia nei nostri cuori. Ok, la pressione è parecchia, ma siamo ancora qui e vediamo di far fruttare a dovere l’unico punto raccolto… guadagnandone altri! Io sono pronto: mi piacciono da matti queste sfide da dentro o fuori.».

Pronto quanto? Il tuo score, per ora, è ancora fermo a zero…
«Mi sento bene al 100%. Il mio unico obiettivo è quello di giocare al massimo livello perché, ripeto, ci resta quest’ultima opportunità e il desiderio collettivo è di fare delle migliori prestazioni rispetto alle deludenti gare con l’Irlanda e l’Italia.».

Contro gli Azzurri cosa non è funzionato a dovere per voi svedesi?
«Si è trattato di una partita decisamente tattica visto che agli italiani non piace mai prendere gol… (sorride) E comunque io ho dovuto tenere costantemente la posizione per evitare che l’Italia ci facesse del male. Con il Belgio, da questo punto di vista, penso che avrò molti più spazi: loro sono un team più offensivo.»

Sicuro? C’è quel centrale, Alderweireld…
«Mi aspetto una partita dove i due attacchi daranno più spettacolo rispetto alle difese: la nazionale belga, d’altronde, ha il suo credo tattico e noi non abbiamo più incontri a disposizione. Domani, a Nizza, sarà la nostra terza gara, dobbiamo tutti quanti impegnarci di più. Ed io segnare, ovviamente!».

Dormirai rilassato stanotte?
«Diciamo che troverò le giuste motivazioni dentro di me. Mi piace questo ruolo di avere sempre la pressione addosso, fronteggiare gli sguardi e le critiche di tutti. Se vogliamo vincere col Belgio dovremo essere tutti motivati, io in primis. Tutto il resto non conta.».

Tu, tra l’altro, hai un rapporto speciale coi tifosi belgi…
«Non ho mai giocato in quel campionato, ma mi ha fatto piacere la lunga standing ovation tributatami dai tifosi dell’Anderlecht quando ho giocato là in Champions League con la maglia del Paris Saint Germain (il match andò in scena nell’autunno del 2013 e Zlatan segnò una superba tripletta nel 5-0 finale, Ndr). Sono stati fantastici. Ogni belga è fantastico a cominciare dai loro incredibili campioni. Non ho nient’altro da aggiungere. Giocamocela domani sera sperando di restare aggrappati al torneo!».

E si alza per andare a fare la consueta sgambata della vigilia sul prato assolato dello Stade De Nice. Come diceva il detto? Puoi levare il ragazzo dal ghetto, ma speriamo che domani l’Eurò francese resti dentro al ragazzo. Dai Ibra, regalaci ancora un po’ di recite conclusive. Tipo Zidane a Germania 2006.

Dal nostro inviato a Nizza – Simone Sacco