Fienga: «L’ingresso di fondi in Serie A stabilizzerebbe i flussi per le società»

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Guido Fienga, CEO della Roma, ha parlato durante l’evento Sportlab organizzato da Tuttosport e Corriere dello Sport

Guido Fienga, CEO della Roma, ha parlato durante l’evento Sportlab organizzato da Tuttosport e Corriere dello Sport.

«L’ingresso dei fondi sta accelerando un processo che l’impatto del virus sta rendendo urgente ma era già partito sei mesi fa. Dietro al modello di distribuzione ci sono investimenti enormi da fare e una modifica del comportamento dei consumatori. Il nuovo modello servirebbe a stabilizzare i flussi per le società».

I FONDI VOGLIONO COMANDARE – «Sui valori ancora non mi voglio spingere perché c’è una negoziazione in corso. Certamente stiamo facendo la scelta di un partner non solo perchè porta dei soldi, ma anche perché porta un know how. Altrimenti saremmo andati da una banca, da un finanziatore. Io lo vedo come un arricchimento, stiamo parlando di un ingresso con percentuale di minoranza e questo perché si riconoscono a questi fondi competenze che oggi non ci sono, per fare qualcosa di diverso rispetto a quanto visto finora. Detto ciò c’è una negoziazione, l’idea è buona ma ora bisogna vedere».

STADIO – «Lo stadio non è semplicemente un contenitore di pubblico, ma è un attivatore di business che serve alla società per crescere. Se vedete le top 20 squadre europee, quelle che hanno dimostrato una crescita sono quelle con gli stadi di proprietà. Non facilitare la costruzione di un impianto a una società significa tagliargli le gambe. Non ci sorprendiamo che una squadra che ambisce a stare nel primo gruppo di squadre sta nel secondo o nel terzo. Se vediamo l’evoluzione delle competizione, l’agibilità degli stadi è uno dei fattori considerato per stare nelle competizioni. Lo stadio non è un vezzo, è come dire che chi produce auto o biscotti non può costruire la propria fabbrica. Detto questo, è ovvio che la costruzione di uno stadio sostenibile debba rispondere a una serie di requisiti. Il Credito Sportivo sta facendo un’opera encomiabile, è sempre a sostegno. Se l’opera è sostenibile, si trova altra finanza e si attivano i flussi per ripagarla. Ma è un flusso che deve avvenire in tempi accettabili, sapere che un’opera forse viene completata dopo 12-13 mette in crisi qualsiasi investitore. Abbiamo sempre rispettato il lavoro delle istituzioni, riteniamo che se avessimo avuto uno stadio in gestione, di proprietà sarebbe stato meglio, perché la Roma dispone dell’Olimpico due giorni ogni 15, come le persone che si affittano in campo. Non possiamo gestire business collaterali, aprire negozi e musei, su cui altre squadre sviluppano quote di fatturato. Tutto questo per noi è 0 e lo sarà finché non potremo gestire un nostro stadio. È il senso d’angoscia che ci portiamo dentro, competiamo con concorrenti senza la possibilità di poter usare tutti i pezzi degli altri»