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Sulle gambe e senza testa, ma quella di Barcellona non può essere la vera Juve

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La Juve a Barcellona dura solo un tempo, prima di crollare sotto i colpi di Messi e compagni: cosa non ha funzionato al Camp Nou. Allegri ha qualche alibi, ma qualche errore è stato fatto

Il 12 settembre è impossibile avere le idee chiare sulle squadre. Le prime gare dopo il mercato sono indicative fino ad un certo punto, perché non chiariscono minimamente le idee sul futuro. Ecco perché la Juve vista a Barcellona, nel bene (poco) e nel male (troppo), non può essere quella vera. Le assenze sono certamente un alibi: dover fare a meno di Khedira, Marchisio, Chiellini, Cuadrado, Mandzukic e Howedes non è certo un fattore da trascurare. Anche per le corazzate gestire le emergenze non è facile, soprattutto quando ti ritrovi con una formazione praticamente inventata al Camp Nou di fronte a Messi e compagni. Che, si sa, non perdonano molto, con o senza Neymar.

Detto degli infortuni è giusto analizzare l’undici sceso in campo: una squadra inedita, con un modulo (il 4-3-2-1) mai visto prima e con giocatori ancora fuori contesto come De Sciglio, Bentancur e Douglas Costa. Il primo tempo della Juve, nonostante tutte le scusanti possibili e immaginabili, si può comunque considerare positivo per le occasioni create e per il poco spazio lasciato al palleggio blaugrana. Ma questa Juve spegne l’interruttore troppo facilmente e così è accaduto anche in occasione del vantaggio: la difesa si addormenta e così il Barcellona prende quella fiducia che nella ripresa serve per confezionare la goleada.

Testa e gambe: perché questa Juve non funziona

La sconfitta del Camp Nou può far bene, ma i campanelli d’allarme sono tanti. Senza Chiellini la difesa ha smarrito gli elementi di carisma di cui ha bisogno e Barzagli è ormai una bruttissima copia dello straordinario difensore ammirato in questi anni. La fase difensiva, intesa come movimenti in sincronia dei vari reparti in fase di non possesso, non funziona ancora perché i giocatori ancora non si conoscono. Ma del tremendo secondo tempo fa paura l’aspetto che riguarda la condizione atletica: la Juve corre poco e si muove male. E fatica terribilmente a gestire i cambi di passo delle avversarie.

Detto dei problemi di natura atletica, fanno impressione anche i cali di tensione mentali: la Juve sta dentro la partita per un’ora, ma mai di più. Allegri su questo dettaglio deve lavorare tantissimo, perché un leader nato come Bonucci in campo aveva il compito di fare, appunto, l’allenatore in campo. Figura che oggi la Juve non ha più. Ultimo aspetto da considerare, nella descrizione della brutta prova di Barcellona, è la formazione: troppi esperimenti, troppi giocatori buttati nella mischia allo sbaraglio e in generale troppi azzardi di Allegri. E per finire c’è il caso Rugani: perché quando conta non gioca mai? Insistere su Barzagli rischia di diventare un guaio per una Juve che, nonostante i tre schiaffi ricevuti dai blaugrana, non deve fare drammi. E’ pur sempre il 12 settembre.

 

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