Gosens: «Abbiamo sottovalutato il virus, ora Bergamo è una città fantasma»

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Robin Gosens ha parlato della paura del Coronavirus sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Le parole del tedesco

Robin Gosens ha parlato sulle pagine della Gazzetta dello Sport del Coronavirus e degli effetti che ha avuto sulla città di Bergamo.

INIZIO PAURA – «Quando ho iniziato ad aver paura? Quando l’ho sentito vicino. Quando mi hanno spiegato che la Lombardia era il centro di tutto, che da nessun’altra parte d’Europa c’erano tanti casi. Quel giorno mi sono detto: “Ok, prima era a Wuhan, così lontano, e adesso è qui: ora siamo in pericolo».

BERGAMO«Non solo la provincia vicina, ma proprio Bergamo che oggi è una città fantasma. Mi hanno parlato di pagine e pagine dell’Eco di Bergamo piene di necrologi: una cosa spaventosa. E’ stato lì che mi sono detto: “Io e Rabea, la mia fidanzata, dobbiamo parlare: forse è il caso che lei torni in Germania”. Ma è voluta rima- nere con me, e insieme abbiamo deciso che restasse».

RUGANI – «Quel giorno abbiamo pensato tutti: e adesso chissà quando torneremo a giocare. Pensai al- la quarantena: per lui, i compagni, gli avversari. Pensai che siamo davvero tutti sulla stessa barca. E infatti da oggi sono in autoisolamento anche io, ma non è cambiato nulla: in pratica lo ero già da mercoledì. Sono preoccupato quanto lo sono da giorni, né più né meno».

VALENCIA«Come siamo rimasti concentrati? Continuando a ripeterci che se avessimo messo tutto in campo e scritto la storia, avremmo dato almeno un sorriso alla nostra gente. Avremmo fatto felice la città almeno per due ore. E’ stato il nostro chiodo fisso».

VIRUS – «L’abbiamo sottovalutato tutti, io per primo. “Al massimo è un’influenza”, mi dicevo. E sono uscito, sono andato al ristorante, ho incontrato gli amici. Non conoscevamo questo nemico e la sua capacità di contagio, lo abbiamo capito solo quando i casi erano già tantissimi. Troppi. Quando ci hanno spiegato il significato di quelle due parole: zona rossa».