2013
Italia-Brasile: antipasto “Mundial”, in attesa di Francesco Totti…
Italia-Brasile non è mai una semplice amichevole. Non è nemmeno una semplice partita. Italia-Brasile è LA partita. Europa contro (Sud)America, i maestri della tattica contro i maestri del palleggio, sono le nazioni che hanno vinto più Mondiali visto che in campo ci saranno 9 titoli con un minimo vantaggio verdeoro. Suggestione e ricordi, battaglie in bianconero prima e in technicolor poi con alcune gioie e altrettanti dolori.
Mexico ’70 per esempio, dove il Brasile più forte di sempre capitanato da un certo Pelè ci inflisse una lezione di calcio che non dimenticheremo mai. Così come difficilmente ci toglieremo dalla testa il 3-2 firmato Pablito Rossi che eliminò i Falcao,Zico & co. dal Mundial ’82 spianando la strada al trionfo dei ragazzi di Bearzot. Dovere di cronaca sottolineare che questo fu l’ultima vittoria dei nostri negli scontri diretti dato che a Usa ’94 perdemmo ai rigori un titolo meritatissimo per quanto visto nel corso del mondiale americano e nell’ultima Confederations Cup un perentorio 3-0 ci riportò sulla terra senza troppi voli pindarici. In mezzo anche qualche amichevole spettacolare, vedi il 3-3 in preparazione a Francia ’98 o anche il più recente 2-0 con cui gli abili palleggiatori cresciuti tra le spiagge di Copacabana e i colori dei sobborghi brasiliani regolarono i conti a Londra. Bene, avrete capito che sebbene in palio non ci sia un bel niente beh, la bella figura è d’obbligo. Oltretutto è un fine antipasto di quello che potrebbe essere un epico scontro previsto per l’anno prossimo al mondiale che toh, guarda caso, si gioca proprio in Brasile.
Come spesso accade i padroni di casa sono obbligatoriamente i favoriti, figuriamoci se si sta parlando del Brasile che certo non vuole rivivere il dramma del 1950 quando al Maracana fu l’Uruguay ad imporsi a sorpresa in quella che ancora si chiamava Coppa Rimet. Un “dramma” mai del tutto sopito in una nazione che fa del calcio una propria caratterizzante più o meno quanto il carnevale o le piantagioni di caffè e che in quanto tale non può sbagliare. Di contro, una nazionale azzurra che in vista delle prossime partite di qualificazione vuole confermare quanto di buono visto fin’ora a partire dal sorprendente cammino agli Europei dell’anno scorso. Un gruppo sapientemente amalgamato e plasmato dalla mano del saggio Cesare Prandelli, che ha saputo gestire una complicata fase di transizione. Non manca il talento alla nostra nazionale che negli ultimi anni ha visto invertire un trend storico che voleva la difesa come cardine e punto di forza delle rappresentative nazionali.
Le nuove generazioni ci hanno invece regalato soprattutto un reparto offensivo di tutto rispetto al centro del quale brilla la stella di un Mario Balotelli in cerca della consacrazione definitiva, visti l’immenso potenziale tecnico. Al suo fianco il compagno di club El Sharaawy, Giovinco, Osvaldo e una vecchia conoscenza come Alberto Gilardino. Tutte bocche di fuoco di primissima qualità ma il campionato impone il commissario tecnico a prendere in considerazione un giovanotto niente male. Porta la dieci ed è l’ultimo Re di Roma. Eh sì, perché Francesco Totti, alla veneranda età di 36 anni continua a regalare grande calcio in Serie A, anziché svernare come tanti colleghi al sole orientale o sotto il cielo blu della California ricoperto dal vil danaro. Un forma fisica che neanche ai tempi d’oro, l’opinione pubblica ne invoca a gran voce la considerazione da parte di Prandelli che si mostra possibilista sebbene il capitano abbia lasciato la casacca azzurra dopo la vincente campagna tedesca del 2006. Dovesse arrivare in queste condizioni a maggio 2014, analogamente a quanto fatto con Di Natale per l’Europeo in Ucraina e Polonia, a quel punto tutto potrebbe accadere. Ora, la questione che si pone, non è tanto sull’indiscutibile apporto tecnico in aggiunta alla tanta esperienza internazionale, quanto sul fatto che in caso di convocazione, Totti toglierebbe il posto a qualcuno che ha sofferto e contribuito per la qualificazione in questi due anni. Tesi volutamente tendenziosa e che forse trova risposta ripercorrendo la storia del mondiale 2006. L’attaccante della Roma recuperò appena in tempo da un grave infortunio alla tibia rimediato a Febbraio in uno sciagurato Roma-Empoli e pur giocando non esattamente al massimo del proprio potenziale, risultò decisivo non solo per il rigore realizzato nei minuti finali degli ottavi contro l’Australia ma anche per il ruolo rivestito all’interno dello spogliatoio.
Carisma e classe, a queste condizioni Francesco andrebbe aggiunto al gruppo. E non certo come portafortuna.