L’orgoglio di averlo fuori, l’erede da riportare in Italia

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La rubrica “10… e lode” si sofferma oggi sul fenomeno Verratti: classe ’92 e già guida del Psg, in attesa della sua Italia. Che ad oggi è la nazionale

Il ragazzo s’è fatto. Ed è ora tra i registi più validi dell’intero panorama mondiale: la scelta di Marco Verratti – quando nell’estate del 2012, a venti anni ancora da compiere, si trasferì dalla sua Pescara al Paris Saint Germain dello sceicco Nasser Al-Khelaifi – si è rivelata azzeccata. L’esperienza francese ne ha già triplicato il valore di mercato oltre ad aver definito le caratteristiche del calciatore.

REGISTA PURO – Sì, perché una cosa era riuscire al meglio in un ruolo così delicato in una realtà di serie cadetta italiana, tutt’altro è esprimersi agli stessi livelli in una piazza dalle determinate ambizioni internazionali. Marco Verratti non ha minimamente sofferto il passaggio dimostrando tutta la sua enorme personalità, prima nell’accettare senza remore un trasferimento così importante – in tanti a quell’età avrebbero cercato una soluzione di comodo, intermedia tra quel che può essere il Pescara e quel che è un top club mondiale – e poi nel lasciare immutato il valore del calciatore. Che, anzi, si è definitivamente delineato: il regista abruzzese ha la stoffa per guidare la squadra in cui milita essendoci riuscito al cospetto di campioni del calibro di Thiago Silva, David Luiz, Ibrahimovic, Cavani e Lavezzi, dettarne i tempi e controllarne le operazioni, prendersi la palla dalla difesa e scegliere la modalità nell’impostazione del gioco.

RIPORTARLO IN ITALIA? – E’ il simbolo della diaspora e con Ancelotti il prodotto d’esportazione di cui andiamo orgogliosi ma, diciamocelo chiaramente, chi più di tutti gli altri vorremmo rivedere sui nostri campi: è singolare come Marco Verratti non abbia all’attivo una sola partita in Serie A, avendo come detto salpato dalla Serie B alla Ligue 1 ed al palcoscenico della Champions League. Operazione rientro: possibile? Ad oggi sembrerebbe di no, considerando la cifra che giustamente richiederebbe la proprietà araba del Psg e le dotazioni dei club nostrani. Eppure, eppure ne avrebbero bisogno un po’ tutti: il Napoli alla disperata ricerca della sua guida in un settore di campo che oramai è diventato il vero punto di debolezza partenopea, la Juventus quando dovrà fare i conti con la delicatissima successione della sua luce Andrea Pirlo, il Milan che se vuole elevare le proprie ambizioni necessita di maggiore ordine e qualità lì nel mezzo, quella che non ha trovato proprio dall’addio di Pirlo in poi. Non apriamo il discorso sulla circostanza per cui chi di dovere, Verratti, se lo sia lasciato scappare: storie andate, il futuro racconta di un difficile ma non impossibile rientro alla base. Ma per correggere l’errore originale servirà metter mano al portafoglio.

PER ORA CE LO GODIAMO IN NAZIONALE – Dove però la sua vicenda è tutt’altro che delineata: il commissario tecnico Antonio Conte non ha mai fatto mistero di volersi schierare – nel suo 3-5-2 base – con un solo centrocampista centrale affiancato da due mezzali abili nell’inserimento e dunque nei tempi non palla al piede (alla Marchisio, Florenzi o Candreva, per intenderci, i più utilizzati in tal senso dall’ex allenatore della Juventus, sulla falsariga dei profili di Pogba e Vidal). Resta il posto per un centrale di ruolo, da scegliere tra l’intramontabile Pirlo, quel De Rossi che tanto piace al ct e proprio Marco Verratti, attualmente terzo nella gerarchia. Ed anche un eventuale cambio di modulo varierebbe fino ad un certo punto la situazione in essere. Ci viene in soccorso la carta d’identità: classe ’92, il regista del Psg ha dalla sua il tempo. Perché è impensabile che l’occasione non arriverà: già stabilmente in nazionale maggiore, può apprendere gli strumenti del mestiere dal maestro Pirlo per poi raccoglierne l’eredità. Siatene certi: l’erede c’è. E per quanto sembrasse impossibile accostare qualcuno a chi ha fatto la storia del calcio italiano ne abbiamo trovato uno a cui quantomeno non mancano le carte in regola. L’Italia di Verratti, si farà.