Lazio, Petkovic:«Il razzismo in Italia è solo un pretesto»

© foto www.imagephotoagency.it

L’allenatore della Lazio parla del suo passato a Sarajevo, del razzismo in Italia e del suo futuro come ct

LAZIO PETKOVIC SARAJEVO – Torna a confessarsi, al quotidiano Avvenire, l’allenatore della Lazio Vladimir Petkovic, che parla non solo della squadra e dei suoi moduli, ma anche di Sarajevo e della guerra, scivolando anche sul personale. Sulla sua città natale parla di una Sarajevo affascinante e multietnica in cui ha potuto imparare tutte le lingue slave e anche il russo. Petkovic parla anche della sua avventura universitaria come studente di giurisprudenza e si sofferma sul ricordo delle trasferte con le squadre del padre, anche lui allenatore: «Iscritto a Giurisprudenza ero completamente immerso nel fermento culturale. Venivo da un’infanzia serena, tutta studio, famiglia e calcio. Al venerdì sera, spesso partivo per le trasferte con le squadre che allenava mio padre, Ivica Petkovic. Allo stadio veniva anche mia madre Nada e mia sorella Daniela che è stata nazionale croata di pallamano e dopo la guerra della ex Jugoslavia è andata a vivere in Francia. Adesso fa l’allenatore anche lei, a Tolosa ». Sui ricordi dell’assurda guerra fratricida parla di un vero e proprio inferno, che lo ha poi portato agli anni del suo impegno nella Caritas«Un grande silenzio che mi parlava di morti ingiuste. Nel ’92 ero già in Svizzera da cinque anni: mi ero trasferito per giocare nel Coira. Raccoglievo aiuti umanitari e spedivo pacchi con i viveri ai miei genitori, rimasti a Sarajevo. I primi sei mesi ricevevo quotidianamente loro notizie telefonicamente, poi quel silenzio spettrale… Un inferno, ma per fortuna è finito».

 

 

RAZZISMO, ANTISEMITISMO, BALOTELLI E PAPA FRANCESCO – «La squalifica in Europa League è stato un danno per tutti. Ad alti livelli si lavora e si gioca per la gente che più è e maggiore sarà la produttività in campo. Il razzismo purtroppo esiste ovunque, ma in Italia a me pare che a volte sia solo il pretesto per per alimentare inutili polemiche e non per affrontare seriamente il problema. E intanto gli stadi si svuotano». Il tecnico laziale parla anche del fenomeno Balotelli, che viene forse più percepito come elemento difficile piuttosto che come campione:«In ogni squadra c’è un Balotelli. Allo Young Boys ne avevo due: Doumbia e Doubai. Li portavo a casa mia e ci parlavo, più che con gli altri. A volte a questi ragazzi manca una figura paterna. A noi allenatori, invece, manca il tempo per stabilire dei rapporti umani con loro. Su questo aspetto lavorerò ancora di più quando sarò ct». Petkovic parla anche di un potenziale incontro, come ct della Svizzera, con Papa Francesco, uno straordinario esempio:«Portare i giocatori della nazionale in Vaticano per incontrare le guardie svizzere e magari papa Francesco. Lui è il massimo esempio di normalità, un Papa che dice buon appetito quando la Messa è finita…».