Leicester, Vardy nel suo libro: «Curavo l’infortunio con la vodka»

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Leicester City: la favola del bomber Jamie Vardy raccontata in una autobiografia di prossima uscita anche in Italia. Ecco qualche estratto del libro del calciatore inglese: dal passato da operaio ad oggi…

Dalla vita di operaio a quella di bomber in Champions League: la parabola di Jamie Vardy, tornato anche questa stagione a fare (forse) la differenza nella favola Leicester City, è nota più o meno a tutti. Ci sono però retroscena ancora da racconta: lo fa proprio Jamie nella sua autobiografia, in uscita in questi giorni anche in Italia, dal titolo “Jamie Vardy. Dal nulla. La mia storia”. Dal nulla appunto, ovvero da quando aveva scelto di fare il carpentiere per arrotondare la scarsa paga da calciatore di piccole squadre, fino a oggi. Nel mezzo un passato fatto di alcool e decisioni decisamente sui generis, come quella di curare un infortunio (una contusione rimediata nel corso di un contrasto il primo anno a Leicester) con la vodka… «In quel periodo avevo in casa una bottiglia di tre litri di vodka in cui mettevo un mucchio di Skittles, una volta che questi si erano sciolti del tutto ne aggiungevo degli altri, ma era importante che fossero tutti viola o rossi, perché quelli gialli e arancioni non mi piacciono – racconta Vardy nel suo libro – . Quando ero a casa e mi annoiavo, ne versavo un bicchiere, mi sedevo tranquillo e me lo gustavo. La vodka non era male, ma quanto pare non faceva bene alla mia contusione, che continuò a sanguinare internamente per molto tempo». LEICESTER: VARDY E LA PROPOSTA DI MATRIMONIO – Nel libro Vardy racconta però anche altri dettagli del suo passato, riportati in anteprima stamane anche da La Stampa, come la proposta di matrimonio fatta in ginocchio a sua moglie Becky quando ancora le cose non filavano nel verso giusto: «Non avevo nessun anello di fidanzamento, per quello ci sarebbe voluto un po’ di tempo, e per un attimo lei fu convinta che fossi ubriaco o scherzassi, ma quando mi alzai in piedi e minacciai di rifare tutto da capo si arrese e disse di sì, sorridendo e col dubbio che la mattina dopo mi sarei alzato senza ricordarmi più nulla».