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Lustrinelli artefice della favola Thun: «Vi racconto il mio calcio verticale, tra gegenpressing e intensità»
Lustrinelli artefice della favola Thun: «Vi racconto il mio calcio verticale, tra gegenpressing e intensità». Le parole del tecnico italiano
Il Thun è la favola del momento del calcio europeo. Ha vinto il titolo in Svizzera e partiva come neopromossa. Tuttosport ha incontrato il grande artefice dell’impresa, il tecnico Mauro Lustrinelli.
É L’UOMO DEL DESTINO – «Forse sì. È comunque speciale aver fatto parte di quel gruppo in Champions da giocatore. Sono stato a Thun 3 volte: lì è iniziata la mia esperienza. A fine carriera sono tornato come allenatore nelle giovanili, poi 5 anni in Federazione con l’Under 21. Successivamente sono rientrato per avviare un progetto concordato con il presidente Gerber. Eravamo compagni in quell’avventura di Champions e convinti che insieme potessimo fare bene».
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IL PROGETTO – «Gerber mi ha invitato a un caffè quando ero ancora l’allenatore dell’Under 21 svizzera. Durante quell’incontro è nato il progetto: rilanciare la squadra, giocare in modo offensivo, dinamico e intenso, riaccendere l’entusiasmo. Lui sapeva che la mia filosofia poteva piacere. Da lì è partito tutto. Non pensavo di diventare allenatore del Thun: è stata una scelta di cuore».
IL MODELLO – «Si ispira al modello Red Bull, un po’ come Klopp quando allenava il Dortmund. Il “gegenpressing”, calcio verticale, con intensità e transizioni veloci».
GLI OBIETTIVI INIZIALI – «L’obiettivo era entrare nelle prime 6, che per una neopromossa è già tanto. Le prime 4 vittorie hanno creato entusiasmo, siamo stati costanti fino a Natale, diventando campioni d’inverno. Nel girone di ritorno è arrivata una lunga serie positiva e la squadra ha iniziato a crederci».
CI CREDEVANO IN POCHI – «Prima o poi l’euforia da neopromossa finirà – ci dicevano. Noi siamo stati forti nella resilienza. Venivamo da due stagioni in Challenge League quasi sempre vincenti. Anche quando perdevamo, poi tornavamo subito a vincere. Eravamo consapevoli della nostra forza mentale ed emotiva».
IDENTIKIT DELL’ALLENATORE – «Noi funzioniamo come squadra. Io come allenatore voglio essere un leader. Un leader ispira. Mi sento per il 70% uno che ispira e per il 30% uno che comanda. Il mio compito è far migliorare i giocatori e creare qualcosa di speciale insieme a loro. Ma poi sono loro che vanno in campo e vincono le partite».
HA DETTO “1+1 NEL CALCIO NON FA 2, MA 20” – «Nel calcio come in cucina non basta mettere tutto insieme a caso. Serve ordine, equilibrio, attenzione. Anche un vino deve essere abbinato bene. In uno spogliatoio i giocatori devono lavorare in armonia, avere fiducia reciproca, ruoli chiari. Se l’ambiente è positivo, ognuno dà il massimo e il risultato finale è superiore alla somma dei singoli».
CHE VINO SAREBBE IL SUO THUN – «Sarebbe “Mille e una notte”. Un vino che rappresenta il desiderio di vivere molte notti come queste».
QUALE CANZONE SAREBBE – «Ti direi “Freed From Desire” di Gala, perché rappresenta il desiderio e la carica che mi spinge ogni giorno».
COME LA SVIZZERA HA ACCOLTO L’IMPRESA – «In modo incredibile. Alla festa c’erano molti giovani e la nuova generazione si sta appassionando. Prima la maggior parte seguiva lo Young Boys perché il Thun non era a questi livelli. Ora stiamo offrendo un’alternativa alla regione e anche chi seguiva solo lo Young Boys inizia a interessarsi a noi».
GLI AMICI – «Sono fortunato ad avere al mio fianco i miei amici delle elementari. Ci vediamo poco, ma è come se il tempo non fosse passato. Sono venuti più volte per festeggiare il titolo, ma abbiamo sempre perso. L’unica volta che non sono venuti, il San Gallo ha perso e abbiamo vinto il campionato (ride, ndr)».
I PROSSIMI STEP – «Adesso è importante godersi il momento. Ci sarà tempo per programmare la prossima stagione, è troppo presto per parlare del futuro».
LA BUNDESLIGA LO VORREBBE – «Qui ho fiducia e un ambiente ideale per lavorare. In futuro, se arriverà qualcosa che mi farà crescere, la valuterò».