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Editoriale

Il cuore tenero di Mandzukic, il volto duro di Messias

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Le immagini forti del venerdì sono strettamente legate al ritiro dal calcio giocato di Mandzukic e alla favola senza fine di Messias

Mario Mandzukic e Junior Messias. Il venerdì della pausa nazionali mette in risalto due figure, due uomini dal destino completamente opposto come fasi lunari.

Calante, definitivamente calante, quella del centravanti croato, il quale ha annunciato il proprio ritiro dal calcio giocato scrivendo una bellissima lettera a se stesso bambino. Con una tenerezza e una dolcezza fuori dall’ordinario, totalmente in antitesi con l’immagine da duro che l’ex Juve e Milan ha saputo ritagliarsi sui campi di calcio.

Un guerriero dal cuore di burro capace di emozionarsi e di emozionare, pur mantenendo l’orgoglio e lo spirito di appartenenza che lo hanno fatto amare da tutte le squadre nelle quali è stato. Dal Wolfsburg al Bayern Monaco, dall’Atletico Madrid alla sua Croazia, Mario Mandzukic ha saputo lasciare il segno. Non soltanto in bacheca, quanto soprattutto nell’anima dei suoi tifosi.

In continua e inarrestabile fase crescente è invece la luna di Junior Messias, con la concreta sensazione che non abbia ancora raggiunto la totale pienezza. Della favola del trentenne nato a Ipatinga tutto o quasi ormai si è scritto: dagli umili lavori nel torinese, alla scoperta per puro caso di Ezio Rossi che lo portò al Casale in Eccellenza.

Prima i Dilettanti, poi la LegaPro, la Serie B e infine la Serie A con il Crotone. Sempre da protagonista e sempre meritando sul campo di scalare un nuovo gradino della scala. Fino alla chiamata del Diavolo, e già così ci sarebbe di che riflettere ai limiti della blasfemia con quel biblico cognome.

Ma ciò che colpisce è in realtà la consapevolezza ferrea che traspare decisa nelle parole espresse durante la conferenza stampa di presentazione in rossonero: «Alla gente piace vedere la fantasia. Io spero di infiammare presto San Siro». Il meglio di Junior, statene certi, deve ancora venire.