Napoli, Benitez: «Premier League? Liverpool tornerà nei top 4»

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NAPOLI BENITEZ PREMIER LEAGUE – Fine conoscitore del calcio d’oltremanica, Rafa Benitez, attuale allenatore in forza al Napoli, ha pubblicato questo editoriale sulle colonne del quotidiano britannico, The Independent, parlando di svariati temi legato al calcio della Premier League.

COME LA VEDO – Di seguito quanto riportato attraverso il proprio sito web: «Questo nuovo anno ci farà assistere ad una grande corsa in Premier League – cosa che non si vedeva da tanto tempo – e tutti sono alle prese con il dibattito e le previsioni su chi alla fine riuscirà a spuntarla arrivando tra le prime quattro. Dilagano i pronostici, ma quelli, si sa, non contengono alcuna certezza. Sono dell’avviso che questa sarà la stagione in cui il mio vecchio club, il Liverpool, finirà tra le prime quattro e tornerà a vivere le grandi notti di Champions all’Anfield, che per me erano molto speciali. Ipotizzo un cambio di posizioni e così, se il Liverpool dovesse arrivare quarto, a restare fuori dalla Champions League sarebbe il Manchester United. Naturalmente è difficile fare discorsi in tal senso, non c’è nessuna certezza soprattutto in una stagione pazza come questa, ma credo che a fine gennaio il Liverpool avrà un vantaggio importante. Quello sarà il momento clou. I Reds non dovranno giocare in Europa nei prossimi mesi e questo sarà un grande vantaggio quando gli altri saranno distratti dai relativi impegni. E’ un dato oggettivo, questo, ma non voglio dire che non sia bello competere e lottare per vincere sia in Premier League sia in Europa. Nei primi mesi del 2009 al Liverpool – la metà di marzo di quell’anno – noi giocammo con lo United, il Real Madrid e l’Aston Villa in dodici giorni, vincendole tutte e tre, segnando tredici goal e concedendone soltanto uno. Capimmo che quello era un momento prezioso in cui tutti erano carichi di energie e volevano giocare, giocare, giocare e spingere. Eravamo sicuri che avremmo potuto battere chiunque in quel momento».

AVVERSARIE – Rafa prosegue: «Il Liverpool ha riscoperto quella sicurezza, ma i tre club davanti – Manchester City, Chelsea e Arsenal – sono forti, hanno squadre migliori, e così il tempo in più che il Liverpool avrà per mettere a fuoco e preparare le partite di campionato sarà molto prezioso. Ci sarà anche un rischio minore di infortuni che non potrebbero permettersi. Non è però l’unico fattore che gioca a loro favore. In molti parlano di attaccanti, ma si rendono conto di quanto Steven Gerrard ancora trascini il Liverpool? Dico questo perché ho sentito parlare troppo, in questa stagione, del fatto che non sia più lo stesso Gerrard di sempre. E’ stato interessante vederlo giocare nel ruolo di regista nella vittoria contro lo Stoke City, e voglio sottolinearlo perché I lettori abituali di questa colonna ricorderanno certamente la mia idea su di lui, in particolare il fatto che abbia le qualità per essere determinante in quella posizione. Anticipi, capacità di fare passaggi lunghi e brevi con incredibile precisione, e dettare i tempi di gioco. Non sono molti i calciatori in grado di svolgere questo compito».

CAPITANO – Ancora: «Il ritorno di Gerrard è molto importante. E’ uno dei migliori calciatori con i quali io abbia mai lavorato; ha una mente che gli consente di giocare ovunque e inoltre sa ancora dare fastidio nell’area avversaria. Ha sempre giocato con molta pazienza e impegno, ma adesso è più facile per lui perché ha molta esperienza, ha lavorato con diversi allenatori ed ha diverse visioni su come può giocare una squadra. Il suo ritorno, inoltre, aiuterà il Liverpool a giocare in casa con Arsenal, Manchester City e Chelsea – le tre grandi squadre che l’hanno battuto – nella seconda metà della stagione, perché Anfield è tornato ad essere un posto difficile dove giocare. Una serie di vittorie in casa o in trasferta possono plasmare quella sicurezza di cui stavo parlando e che avevamo noi nel marzo 2009. City e Chelsea mi sembrano le due squadre più forti della Premier. Ricordo la nostra prima discussione della stagione in questa colonna, quando dicemmo che il City sarebbe stato il club in grado di creare agli altri i pericoli più grandi. Osservandoli dall’esterno qui in Italia, da dove probabilmente guardo meno calcio inglese di voi, mi sembra che stiano maturando una grande consapevolezza nei propri mezzi. Il Chelsea adesso sta spendendo molti soldi e si sta costruendo sulla scia dell’Europa League che abbiamo vinto l’anno scorso. Dunque, sono di poco davanti alle altre, con l’Arsenal di poco dietro nel gruppo dei più forti. Bisognerà vedere se il Manchester United riuscirà a rientrare nelle prime quattro e, dopo tutto quello che ho imparato negli anni su questo club, so che non possiamo escluderlo. Mi basta tornare indietro con la mente al 2008-2009, quando finimmo secondi dietro lo United per quattro punti. In quella stagione vincemmo dieci delle ultime undici gare di campionato, con un folle 4-4 contro l’Arsenal, l’unico club che bloccò la nostra corsa, mentre lo United sfruttò i goal di Federico Macheda contro l’Aston Villa (dopo il 90esimo) e di Michael Carrick con il Wigan (all’86esimo). Il titolo fu loro e se lo guadagnarono, ma dimostrarono al contempo quanto fossero difficili da prevedere».

CREDERCI – E infine: «Per quanto riguarda il Liverpool, le aspettative ci sono sempre, e gran parte della sfida consisterà proprio nel saperle gestire senza creare pressioni per i calciatori. Non si possono, però, minimizzare le aspettative. I tifosi vogliono sapere se la squadra crede di poter raggiungere l’obiettivo, dunque bisogna rispondere senza avere paura. Se lo dici, però, alcuni calciatori potrebbero pensare che uno “lo sta dicendo solo perché è costretto a farlo” e probabilmente in un modo con cui sarebbe obbligato chiunque. Questo però vale esternamente perchè ciò che più conta per una squadra come questa, non è ciò che dici in pubblico, ai microfoni e ai registratori, ma le azioni che fai al cospetto dei calciatori. Loro hanno bisogno di guardarti e sapere che sei preparato, sapere che hai delle soluzioni e che hai fatto ciò che è necessario per prepararli alla sfida che li attende in ogni partita. Le aspettative cresceranno sempre di più fino alla fine della stagione e con esse anche le cose da dire. Ma se sei in grado di trasmettere fiducia, nessuno si farà intimidire».