Ora un passo indietro. A rischio anche il credito-Maradona

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Napoli, l’analisi della disfatta del San Mamés

CHAMPIONS LEAGUE NAPOLI DE LAURENTIIS BENITEZ – Trovare le parole per un tracollo di tale portata non è esercizio di immediata risoluzione: puoi chiederti per ore (come chi vi scrive ha fatto) di chi siano le colpe – o in che modo vadano ripartite – salvo poi alla fine renderti conto di aver perso tempo. La scellerata prestazione difensiva del Napoli al San Mamés di Bilbao certifica il ridimensionamento partenopeo e apre ad una riflessione diversa.

DE LAURENTIIS, SICURO DI VOLER CONTINUARE? – L’attuale presidente del Napoli è l’artefice della rinascita calcistica partenopea: dalla C alla Champions, la frase che torna buona ad ogni occasione del genere. La crescita del club – considerando il livello raggiunto – si è però ora avvitata su sé stessa: De Laurentiis è probabilmente arrivato al punto massimo al quale può spingere il suo club ma la fame della piazza è aumentata e questo circuito di aspettative non ripagate non potrà durare a lungo. Va bene (o meglio, si può comprendere) non investire massicciamente, ma la sensazione è che la Champions nonostante l’immobilismo a centrocampo sia stata persa per una manciata di milioni: quelli ad esempio (due per il cartellino e poco più per l’ingaggio) che occorrevano per confermare Reina al suo posto – non solo gran portiere ma leader nato, meno sicuro anche Albiol dopo la sua partenza, per non parlare dei laterali – o quei pochi da aggiungere agli 8 spesi per Koulibaly ed innestare (invece del francese) un difensore di già assodata esperienza internazionale. Lì dove sorge l’insuperabile questione monte ingaggi. La sensazione forte è quella che ci si sia mossi sperando in un sorteggio accomodante: no, così non si va avanti. Ed è forse il caso di riflettere: quantomeno fare chiarezza, se si è arrivati al massimo è bene dirlo. E restare alla larga da frasi del tipo “sul mercato non attenderemo il playoff Champions, non ci faremo trovare impreparati” o lasciar intendere un modello di gestione alla Atletico Madrid. La passionale gente partenopea ha il diritto di non illudersi. Patti chiari, amicizia lunga.

SQUADRA A PEZZI – Eppure, De Laurentiis, Benitez lo ha preso. Con l’auspicio di segnare la tanto attesa svolta internazionale e regalare il sogno al popolo napoletano: da un lato è vero, se scegli un tecnico così strutturato poi resti coerente con l’ambizione e sacrifichi (o meglio apri) il portafoglio pur di garantire credibilità al progetto. Dall’altro lato iniziano le responsabilità di Benitez: organico non adeguato, certezza indubitabile, ma nel doppio confronto con l’Athletic Bilbao – lasciatecelo dire, una buona squadra ma non un’armata nonostante fosse il peggior avversario possibile – il Napoli è sembrato molto al di sotto delle sue pur limitate risorse. Tenuta atletica disarmante e questo è comprensibile: 13 calciatori partenopei nello scenario di Brasile 2014 contro lo zero dell’Athletic. Ma è il deficit psicologico emerso ad aprire ad innumerevoli punti interrogativi: dopo il primo gol subito al San Mamés – dove, va ricordato, sul risultato di 1-1 il Napoli era in piena corsa per la qualificazione – è andata in scena una disarmante e raccapricciante crisi di nervi. Squadra incapace di reagire? Colpa dell’allenatore. Oltre i limiti tecnici ed alcune scelte incomprensibili: non staremo parlando di fenomeni, ma i vari Henrique, Zuniga ed Inler risultavano forse più appropriati di chi è invece sceso in campo. Per il basso livello di questi, non per loro particolari meriti, sia chiaro. Integralismo? Intanto fuori dal playoff, non meglio di quanto accadeva all’Udinese.

IL FUTURO – Una visione complessa, di difficile lettura. Gonzalo Higuain ad esempio, soltanto un anno fa, è approdato all’ombra del Vesuvio con l’idea di spaccare il mondo: vincere con il Napoli lì dove era riuscito il solo mito (connazionale) Maradona e poi trionfare con l’amata nazionale argentina. Dopo un anno si ritrova ad aver fallito il gol decisivo in finale Mondiale con la Germania ed a livello di club retrocesso in Europa League: potrà ritrovare in azzurro le necessarie motivazioni? Quella di Maradona rischia di tramutarsi in una stancante favoletta o al più esca per gli argentini: lui era l’eroe dell’improvvisazione, nel mondo normale invece i successi vanno programmati. Anche con uno come Higuain. Ma per quanto ancora il mito di Maradona basterà ad attrarre, una tantum, campioni alla Higuain? E la paura di perdere Benitez è meno forte: siamo sicuri che il tecnico spagnolo si stia rivalorizzando con l’esperienza partenopea? E De Laurentiis, lo abbiamo detto, quanta voglia ha? Per Higuain non esiste calcio senza Champions, per Benitez esiste ma in termini di entusiasmo è un ripiego, al presidente non arriveranno i fondi per dare la sterzata alla disastrosa sessione di calciomercato. Tante nubi ed una sola certezza: Napoli ridimensionato.