Stramaccioni: «Inter? Via per cessione club»

© foto www.imagephotoagency.it

Il tecnico su Moratti: «Mi sono lamentato con lui di alcuni giocatori»

UDINESE STRAMACCIONI – L’Udinese è la squadra che lo ha punito duramente e al tempo stesso riportato in panchina: parliamo di Andrea Stramaccioni, che domani debutterà alla guida del club friulano. E proprio da quella sconfitta per 5-2 è partita l’analisi del giovane allenatore ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, che ha rivelato alcuni retroscena in merito alla sua separazione con l’Inter: «Non avevamo più traguardi. Quella sconfitta aggiunse poco. Il venerdì dopo Inter-Lazio incontrai Moratti. Mi comunicò che doveva vendere l’Inter. Lì capii che ero finito anch’io. Faticava a parlare. Non per me. Per lui: l’Inter è la sua vita. E’ precipitato tutto dopo la decisione di vendere. E’ stato tutto troppo veloce. Fino a gennaio tutti remavano nella stessa direzione. Dopo, per il terremoto in arrivo, si è persa l’unità d’intenti. Di alcune professionalità mi sono lamentato col presidente».

IL COLLOQUIO – Stramaccioni, che conserva il rammarico di non aver dato continuità al girone di andata anche per via della lunga lista di infortunati, ha aggiunto: «Quel venerdì gli parlai del piano per la nuova Inter, le cose da cambiare. Mi rivelò che avrebbe venduto l’Inter per spiegarmi che non avrebbe potuto appoggiare il piano come avrebbe voluto. Giusto che il nuovo presidente abbia poi scelto un suo allenatore. O, meglio, che l’abbia fatto scegliere dal suo uomo di fiducia, l’unico rimasto. Quest’estate scherzavamo: “Compri una società che ripartiamo insieme”. E lui: “Tieniti pronto”. Mi ha chiamato mentre firmavo per l’Udinese. Era contentissimo. Sono una sua creatura. Voglio fare bene anche per lui, per dirgli: ‘Lo vede, Pres, che non sbagliava…’».

IL GUERRIERO – Ora, però, può contare sulla fiducia dell’Udinese, che gli ha affidato un progetto importante che riguarda anche i giovani e dove ha ritrovato Stankovic: «Il nostro rapporto forte è nato dopo Parma-Inter. Lo tolsi, eravamo in svantaggio. Il guerriero voleva restare in battaglia. S’infuriò. Il giorno dopo però venne a dirmi: “Mister, avevi ragione tu. Mi opero al tendine”. Ci siamo abbracciati. Il secondo infortunio, dopo Catania, è stato determinante: persi un uomo in spogliatoio. La sera che lo chiamai per dirgli dell’Udinese non mi lasciò finire: “Io ci sto”. Eravamo una coppia. La mattina dopo era già a Udine».

LA ROTTURA – Inevitabile il riferimento alla rissa con Antonio Cassano, ma Stramaccioni ha parlato anche di Mateo Kovacic e dei tifosi nerazzurri: «Partì bene. A gennaio, quando sono iniziate le difficoltà, qualcosa si è rotto. Ci siamo detti tutto in faccia. Alla nostra maniera. Kovaci? Mateo è il più grande talento del campionato. Sono contento di aver rotto tanto la scatole a Moratti per prenderlo e di avergli lasciato un bel regalo… Con Mateo mi sento ogni tanto. Tifosi Inter? Anche nei momenti più brutti non mi hanno mai fischiato, mai contestato. Credo che abbiano apprezzato la mia sincerità. Ci mettevo la faccia. E difendevo i colori contro il resto d’Italia. Conservo la maglietta: “Sciacquatevi la bocca”. L’Inter resterà sempre in un angolo prezioso del mio cuore».

LA NUOVA SFIDA – Ora, però, è focalizzato sul progetto dell’Udinese, che lo ha sorpreso per l’organizzazione, e dove ha trovato Di Natale ancora carico: «I sistemi di scouting e la tecnologia per la preparazione toccano livelli d’avanguardia che non ho trovato all’Inter e alla Roma. E poi, per la prima volta, ho un’équipe di lavoro mia. All’Inter ho collaborato con chi c’era. Voglia Di Natale? Il primo segnale lo ha dato presentandosi il primo giorno di raduno. In genere arrivava dopo. Gli ho spiegato: ‘Totò, sei il mio capitano. Quando comincio, devi essere al mio fianco’. Poi pensavo che prendesse male gli allenamenti al mattino. Io voglio arrivare sempre per primo al campo, per le 8,30. Ma quando arrivo, Totò è già a tavola che fa colazione. Muriel? Un attaccante da top club. Visto da vicino ne sono certo. Ma la mia scommessa deve vincerla lui. L’unico limite che ha Muriel è se stesso».

LA PROMESSA – Ma Stramaccioni dovrà coltivare anche il talento di Simone Scuffet, di cui ha parlato con Antonio Conte: «La società ha studiato un programma di crescita graduale per evitare di bruciare un grande talento. Simone ha capito che è per il suo bene. Mi sono confrontato anche con Conte e ci siamo trovati in sintonia. Infatti Simone è stato convocato nell’Under 19 per farlo crescere gradualmente anche in azzurro. Conte ct? La scelta migliore. Mi piace l’idea che segua in prima persona le giovanili azzurre».