Un’occasione persa, ma a vincere è un grande: Ronaldo sul tetto del mondo

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Cristiano Ronaldo batte Messi e Neuer e si aggiudica il Pallone d’Oro 2014: terzo della sua carriera, il portoghese sempre più nella storia. L’analisi

Il Pallone d’oro 2014 va a Cristiano Ronaldo: la sorpresa non arriva, il calciatore portoghese del Real Madrid batte i finalisti Manuel Neuer e Leo Messi, bissa il successo del 2013 e si aggiudica il terzo ambito riconoscimento della sua eccellente carriera. Raggiunti Cruyff, Platini e Van Basten – ma va ricordato come fino al 1994 il premio fosse riservato ai soli europei – ma ancora dietro al suo rivale di sempre: Leo Messi, 4 volte vincitore del Pallone d’Oro, mai nessuno come lui nella storia del calcio.

IL VINCITORE: CRISTIANO RONALDO – Diciassette reti nella scorsa edizione della Champions League: sì, 17, quante ne basterebbero ad un buon attaccante per essere soddisfatto del suo campionato. Lui invece li ha realizzati nelle undici gare internazionali, quelle che sono valse la tanto agognata Decima al suo Real Madrid: per la maggioranza degli aventi diritto voto il peso del portoghese in questa competizione è andato oltre la chance di premiare un esponente della nazionale in grado di imporsi in quello che per antonomasia è l’evento calcistico. Un’occasione persa, ma di certo non si può gridare allo scandalo: Ronaldo con Messi ha profondamente riscritto le statistiche della storia del calcio, apponendo numeri propri soltanto ad O Rei Pelè. Che però ha militato per l’intera carriera in patria nel campionato brasiliano. Oltre 50 reti complessive da ben quattro stagioni e non c’è motivo di dubitare che riesca nell’intento anche in quella attuale, dove è già a quota 33 quando siamo appena a gennaio: un mostro. Un alieno che con la cura maniacale del proprio corpo e la dedizione all’allenamento quotidiano è andato addirittura oltre le possibilità di un talento smisurato: il risultato finale racconta un rendimento totale, Ronaldo è immarcabile ed impatta sulle partite come pochi nella storia. Un appunto sulla concessione del Pallone d’Oro 2014: il Mondiale. Sì, proprio Brasile 2014: lì dove è vero che non sia giunto nelle migliori condizioni così come è indubitabile che – da Pallone d’Oro in carica – abbia deluso fermandosi addirittura al girone. Con un Portogallo non così scarso come in tanti vorrebbero raccontare: alla vigilia del Mondiale la sua nazionale occupava il terzo posto del ranking Fifa.

NEUER BATTUTO – La maledizione del portiere resta scritta a caratteri cubitali nell’assegnazione del trofeo personale più ambito: Buffon, potenziale vincitore nel 2006 dopo aver trionfato con l’Italia in terra tedesca, si è dovuto inchinare al connazionale Cannavaro così come Neuer deve abdicare oggi in luogo di Cristiano Ronaldo. L’unico vincitore resta il russo Lev Jasin nel 1963. La diatriba sull’opportunità di premiare o meno un estremo difensore rischia di scivolare nella filosofia pura e ne restiamo alla larga, gli argomenti per considerare la giornata di oggi un’occasione persa però non mancano: Manuel Neuer ha stravolto l’interpretazione del ruolo apportando modifiche che resteranno nella storia e nell’evoluzione del calcio. Il tedescone – oltre al valore di un portiere che neanche stiamo a discutere – grazie a Guardiola prima ed a Loew poi ha spiegato al mondo come il suo ruolo possa essere svolto in chiave attiva: in fase difensiva con le sue proverbiali uscite ben oltre il limite dell’area di rigore, fattore che consente alla linea di restare ancor più alta di quanto riesca ordinariamente, in termini di costruzione grazie a fondamentali che gli permettono di sostituirsi ai difensori nell’impostazione delle prime battute della manovra. Un mostro per caratteristiche fisiche e tecniche che nel 2014 ha vinto in patria e si è imposto nel Mondiale: ecco la discontinuità oramai certificata, se dall’apertura del premio ai calciatori extracomunitari (dal 1995) nell’anno del Mondiale aveva sempre trionfato chi in grado di alzare la Coppa del Mondo (Zidane nel ’98, Ronaldo nel 2002 e Cannavaro nel 2006), la storia è cambiata proprio con Messi (2010, Spagna campione del mondo) e Ronaldo (2014, Germania campione del mondo).

L’ONNIPRESENTE MESSI – Dal 2007 sul podio del Pallone d’Oro, delle otto edizioni se ne è aggiudicate quattro e nelle restanti si è piazzato al secondo posto: sì perché tecnicamente anche oggi il posto d’onore spetta a lui, avendo superato al fotofinish il portiere del Bayern Monaco Neuer. Che dire? Se si dovesse premiare il calciatore più forte al mondo potremmo fare a meno della cerimonia e spedirgli il premio direttamente a casa fino a prova contraria. E’ lui il migliore di tutti, la purezza del genio calcistico è impareggiabile dai colleghi dell’attuale epoca. Il Pallone d’Oro però è un riconoscimento annuale e nella sua stagione pesa la partita che per propria ammissione mai dimenticherà in vita: Germania-Argentina, finalissima di Brasile 2014. Avesse vinto quella sfida, dopo un Mondiale disputato da leader, quella sera stessa oltre alla Coppa del Mondo avrebbero fatto arrivare da Zurigo anche il Pallone d’Oro. Non è andata così ma il destino sa scrivere traiettorie impronosticabili: Ronaldo, nel discorso da vincitore, gli ha rispettosamente lanciato la sfida manifestandosi intenzionato a raggiungerlo nella speciale graduatoria. Ne siamo certi: la sfida è accettata e ne vedremo (ancora) delle belle.