Zanetti debutta da vice-presidente: «Dobbiamo tornare allo spirito del ’98»

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Il Pupi cita la vittoria parigina di 16 anni fa e avverte: «Chi solleva questa coppa ripartirà dalla Champions, quindi impegniamoci al massimo»

MONTE CARLO I sorteggi dell’Europa League sono terminati da poco al Grimaldi Forum e alle quattro italiane in corsa (Inter, Napoli, Fiorentina e Torino), almeno oggi, non è andata malissimo. La squadra di Mazzarri, ad esempio, se la vedrà con una vecchia gloria del calcio transalpino (il Saint-Etienne tifato da monsieur Michel Platini che proprio qui, ieri, ha dichiarato che resterà fedele alla sua carica di presidente UEFA non concorrendo alle prossime elezioni FIFA) più due formazioni alquanto abbordabili come il Dnipro Dnipropetrovsk (Ucraina) e il Qarabag FK (Azerbaijan). L’atmosfera stamane è meno elettrica e tumultuosa degli accoppiamenti Champions appena mandati in archivio (d’altronde non c’è neppure Cristiano Ronaldo a fagocitare l’isteria mediatica…) e perciò è uno Javier Zanetti rilassato e poco attento all’orologio quello che raggiunge il contingente di cronisti italiani, tra cui il vostro CalcioNews24. Capiamoci bene: si tratta pur sempre di un giorno importante per Pupi dato che stiamo assistendo alla sua prima esperienza monegasca chez UEFA in qualità di vice-Thohir ma la diplomazia di Javier, com’era ampiamente prevedibile, è rimasta quella di quando indossava le scarpe bullonate.

Ancor prima dell’argomento-sorteggi, vorrei chiederti se ti sei emozionato per questa tua prima volta a Monte Carlo nei panni di vicepresidente nerazzurro…

«Più che emozionato mi sono sentito orgoglioso. Sono contento della carica che ho e, ancor di più, non vedo l’ora di fare bene e di rendermi utile alla società in questo lungo anno che ci aspetta».

L’Inter ha pescato un rivale affascinante, il Saint-Etienne, ma anche due squadre un po’ misteriose come gli ucraini del Dnipro e la cenerentola azera Qarabag… C’è da essere soddisfattissimi, no?

«In realtà, quando giochi in Europa, tutte le partite da facili si tramutano immediatamente in complicate… Per fortuna ci sono le prime gare di campionato (nerazzurri impegnati domenica contro il Toro all’Olimpico, NDR) e speriamo di vincere già lì perché siamo un gruppo giovane e, cominciare bene in Italia, ci porterebbe entusiasmo anche per la coppa».

Intanto ieri Mateo Kovacic si è sbloccato e ha siglato una tripletta contro lo Stjarnan…

«Non mi ha stupito più di tanto. Lui i gol li sa fare, è un grande campione e deve assolutamente continuare su questa strada».

Certo che se poi dovesse arrivare anche il Pocho Lavezzi…

«(sorriso) Mancano ancora due giorni alla fine delle trattative, chi lo sa? Lavezzi è un grandissimo giocatore, ma anche uno come Ausilio conosce a fondo il suo mestiere e il mercato di quest’Inter 2014-2015 è stato svolto con enorme competenza».

Torniamo all’Europa League: ti aspetti delle trasferte complicate visto che si gioca il giovedì sera, in Ucraina soffiano terribili venti di guerra e l’Azerbaijan non è esattamente dietro l’angolo…

«Speriamo proprio di no anche se, effettivamente, parliamo di luoghi molto lontani da Milano. Più che altro stiamo aspettando di sapere dall’UEFA come organizzarci per la partita con il Dnipro dato che là hanno problemi decisamente seri; ma sono fiducioso che troveremo la soluzione migliore (è probabile che il prossimo 18 settembre si giocherà a Kiev o addirittura in territorio neutro: l’UEFA si pronuncerà entro sette giorni, NDR)».

L’Inter tiene a questa Europa League, vero?

«Certamente. E a maggior ragione quest’anno, visto che la squadra che arriverà prima accederà direttamente alla Champions League della prossima stagione (in realtà la vincente dell’Europa League partirà dal turno preliminare ad agosto, come il Napoli caduto in terra basca. NDR)».

Poco fa hai rincontrato il tuo amico Youri Djorkaeff, ospite dei sorteggi, con il quale vincesti l’allora Coppa UEFA nella notte parigina del maggio ’98…

«Eh, dobbiamo tornare in fretta a quei tempi! (ride)».

Avvertirete un po’ di pressione nell’essere l’unica squadra milanese a correre in Europa durante l’anno dell’Expo?

«Noi in realtà la pressione l’avvertiamo sempre. Ma perché siamo l’Inter e abbiamo la nostra storia da difendere».

Ultima domanda, Javier: soddisfatto del recente arrivo di Tata Martino sulla panchina dell’Argentina?

«Credo sia stata la scelta giusta visto che il Tata è un allenatore molto intelligente. Massimo rispetto per Sabella comunque perché ci ha riportato nella finale della Coppa del Mondo a ventiquattro anni di distanza dall’ultima volta. Rimpianti per la finale di Rio? Onestamente no, la Germania ha meritato di batterci».

Dopo il debutto del 18 settembre con il Dnipro, l’Inter affronterà a San Siro il Qarabag (2 ottobre) e il Saint-Etienne (23 ottobre) prima di recarsi in trasferta con gli stessi verdi di Francia (6 novembre). Rush finale il 27 novembre con gli ucraini in casa e chiusura in Azerbaijan il prossimo 11 dicembre. La qualificazione parrebbe davvero una formalità (passano le prime due) ma, nel calcio italiano di questi tempi, è meglio tenere il carro dietro ai buoi.

dal nostro inviato: Simone Sacco