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Infortunio Soulé: la verità sul problema fisico dell’attaccante della Roma. La rivelazione sulle sue condizioni e i tempi di recupero
Infortunio Soulé: Fabio Conta ha parlato così del problema fisico dell’attaccante della Roma, avendo seguito Montella in passato
La pubalgia tormenta Matias Soulé. Ma l’incubo dell’argentino non è una novità assoluta a Roma: prima di lui, Vincenzo Montella riuscì a trasformare questo infortunio in un fastidio gestibile. Fabio Conta, il fisioterapista e osteopata che ha curato l’attuale CT della Turchia per anni, propone questa analisi sul Corriere dello Sport.
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PERCHÉ IL DOLORE PERSISTE «Perché spesso il problema non è la forza, ma il controllo neuromuscolare. Molti atleti non sono deboli, i calciatori di Serie A sicuramente non lo sono, però hanno perso precisione, il timing di contrazione tra addominali, adduttori e bacino non è più ottimale e il sistema diventa meno efficiente e più “disordinato”. Insomma, si altera la centralina. E il carico che si aggiunge a un sistema che non controlla bene il movimento può rinforzare l’errore».
LE CAUSE SCATENANTI DELLA PUBALGIA «Può succedere quando l’atleta non riesce a gestire bene i carichi di lavoro».
L’INTERVENTO SPECIFICO DEL FISIOTERAPISTA «Io ho sempre utilizzato tecniche manuali, non solo manipolazioni o massaggi, ma stimolazioni che prevedono la partecipazione attiva del paziente mediante esercizi sul lettino che richiamano il sistema nervoso ad allenare la coordinazione. Una gamba spinge da una parte e una dall’altra, ad esempio, per simulare il tiro. Questi esercizi saranno sempre più complessi ma via via verranno svolti con maggiore qualità. È come se aprissimo una finestra terapeutica».
I TEMPI DI RECUPERO CLINICO «Dipende dalla gravità. Con un trattamento conservativo in 2-3 mesi si passa dal dolore alla gestione».
L’EFFETTO DEI CARICHI DI LAVORO SU SOULÉ «Non conosco il caso, ma se hai una zona deficitaria e non hai modo di proteggerti facendo allenamenti specifici è normale essere più esposti».
IL RISCHIO DI INFORTUNI CORRELATI IN ALTRE ZONE «Non vedo la correlazione tra avere la pubalgia e stirarsi un flessore. Ma può succedere che allenandosi poco a causa della pubalgia, ci si possa far male».
IL CASO MONTELLA «Quando l’ho conosciuto ai tempi del Genoa, la sera dopo la partita non riusciva nemmeno a sedersi. Con lui queste finestre terapeutiche diventavano sempre più ampie, quindi col passare del tempo non c’era più bisogno di essere così assidui nel lavoro di stimolazione neuromuscolare. Tenevamo la pubalgia sotto controllo e con due sedute a settimana mantenevamo l’abilità nel controllare bene la zona del pube mediante l’esercizio fisico».