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Roma, Gasperini vuole mettere radici: ora i Friedkin devono costruirgli la struttura che manca
Roma, progetto Gasperini al centro del futuro: servono dirigenti, competenze e una linea unica
In una Roma logorata da tensioni interne e incomprensioni croniche, Gian Piero Gasperini ha deciso di provare a mettere radici. Non si tratta di un atto di presunzione, ma di una scelta di coerenza: la scorsa estate il tecnico ha preferito il progetto giallorosso a quello della Juventus, convinto che gli ingenti sforzi economici dei Friedkin — quasi un miliardo e mezzo di euro investiti dal 2020 — debbano finalmente produrre risultati concreti. L’analisi del Corriere dello Sport.
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Un Ferguson a Trigoria
Gasp ambisce a un ruolo da manager plenipotenziario, alla Sir Alex Ferguson. La sua visione è chiara: costruire una squadra competitiva attraverso innesti mirati, senza smantellare il gruppo, e soprattutto incidere sulle dinamiche societarie. Il tecnico chiede di poter lavorare con figure dirigenziali di sua fiducia (il nome di Francesco Totti aleggia sempre come figura di raccordo) e pretende una sinergia totale con l’area tecnica. Celebre il suo diktat: “Non lavoro con le idee degli altri”.
La fiducia dei Friedkin
La proprietà americana ha blindato Gasperini con il comunicato del 24 aprile, quello del congedo da Ranieri, ribadendo piena fiducia nel suo percorso tecnico. Cambiare rotta ora significherebbe per Dan Friedkin andare incontro a una figuraccia epocale di fronte a una piazza già in rivolta dopo gli addii in serie di Mourinho, De Rossi e Ranieri. Avendo “preso le parti” di Gasp nel recente rimpasto, i texani sono ora chiamati a esaudire le sue richieste: dalla gestione del reparto medico alla scelta dei collaboratori dello staff.
Ricostruire la spina dorsale
La sfida è enorme. Se dovesse uscire anche il DS Massara — con cui il feeling non è mai decollato — la Roma si ritroverebbe senza una vera spina dorsale dirigenziale. Mancano figure chiave: un AD, un DG e un Direttore Tecnico. Per questo Ryan Friedkin è a caccia di nuovi manager, mentre Corbin si è insediato a Trigoria per analizzare le falle del sistema. L’obiettivo è dimostrare che la Roma non è un “vanity asset” per l’ego dei proprietari, ma un club che vuole passare a una dimensione superiore dove i soldi, finalmente, siano accompagnati dalla competenza.