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2013

Atletico Mineiro, Ronaldinho: «Mi manca il Milan»

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ATLETICO MINEIRO MILAN RONALDINHO – Ora si gioca con l’Atletico Mineiro la Coppa Libertadores, poi guiderà da capitano il Brasile nella Confederations Cup: parliamo di Ronaldinho, che ha concesso un’intervista a La Gazzetta dello Sport per la rubrica ExtraTime.

Il “Gaucho” ha esordito parlando subito del Milan, squadra alla quale è rimasto ancora legato: «In Italia ho lasciato molti amici. Tuttora ricevo messaggi e manifestazioni di affetto dai tifosi, tramite lettere, e-mail, Facebook. Pure dai dirigenti del Milan. Ho molta nostalgia di San Siro. Gli italiani sono sempre stati molto teneri e calorosi nei miei confronti. In passato ho detto che Allegri è bravo, ma mi trovavo più a mio agio con Leo? Aveva portato al Milan uno schema più simile al calcio brasiliano. Conosceva le mie caratteristiche e mi concedeva più libertà in campo. Perché ho lasciato il Milan? Volevo vincere qualcosa nel mio Paese. La mia amica Sara Tommasi ha detto a Berlusconi di riprendermi? Davvero? Non lo sapevo, giuro. Berlusconi? Non lo vedo da tanto. Quando ho incontrato Pato in nazionale gli ho chiesto notizie di Berlusconi e mi ha detto che stava bene. Mi ha fatto piacere saperlo. Milan in Champions? In un campionato combattuto come la Serie A è complicato arrivare tra le prime e c’è sempre la possibilità di restare fuori dall’Europa che conta».

La stella brasiliana ha poi parlato di alcuni fuoriclasse del panorama calcistico europeo: «Lewandowski è un ottimo finalizzatore, può decidere una partita in qualsiasi momento. Van Persie? Eccellente. Sono anni che dimostra le sue doti di goleador. Ha un tiro potentissimo. Ibrahimovic? Deve restare a Parigi. Il Psg ha una struttura forte. Ha fatto dei grossi acquisti. Sta lavorando per diventare uno dei club migliori d’Europa. Io al PSG? Leo è da sempre un amico di famiglia, a 15 anni giocava insieme a mio fratello nelle nazionali giovanili. Ma non c’è stata alcuna proposta».

Poi Ronaldinho ha rivelato le sue massime aspirazioni e tirato in ballo Pirlo e Totti: «Conquistare nel mio Paese il Mondiale, il secondo dopo quello del 2002. Intendo rimanere nel calcio fino a quando avrò il piacere di giocare. Fino a 40, 45 anni, se possibile. Quanti ne ha Pirlo? È uno dei migliori con cui ho giocato: ha stile, intelligenza, sa gestire come pochi una partita a centrocampo e ha migliorato la capacità di segnare. Totti? Uno speciale nel calcio italiano, di gran qualità. Mi è piaciuto tantissimo vederlo giocare. Sa dribblare, colpire di testa, tira con i due piedi, ha una grande facilità a far gol».

L’attaccante ha, infine, parlato del Barcellona e del Brasile: «L’egemonia del Barcellona è finita? No. Negli ultimi anni è sempre arrivato almeno alle semifinali della Champions e Messi rimane il migliore al mondo. Ho lasciato il Barcellona per Guardiola? No. È un grande allenatore che certamente farà fare il definitivo salto di qualità a un Bayern già forte. Ogni volta che ci incontriamo sento un’enorme allegria. Con quale allenatore ho lavorato meglio? Rijkaard. È uno che conosce bene il bel gioco e le caratteristiche dei giocatori. Al Barcellona ha allestito una squadra molto tecnica ed è grazie al suo lavoro se il Barça a tutt’oggi rimane una grande squadra. Il ciclo è iniziato con lui. È sempre stato molto professionale nel rapporto con noi, ma ha anche avuto grande rispetto nei nostri confronti. Cos’è cambiato in Seleção da Menezes e Scolari? Mano è un bravo allenatore. Ha pagato il fatto di non aver vinto con la nazionale, ma c’era riuscito con i club. Felipão? Sono cresciuto vedendolo guidare il Grêmio quando ero nelle giovanili. Un vincente: quando si arriva al mata-mata, l’eliminazione diretta, i rivali sanno che difficilmente la spuntano. Cosa ci manca? Dobbiamo restare più tempo insieme. Abbiamo bisogno di trovare più affiatamento. Alla Confederations ciò sarà possibile».

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