2013
Natalino: «Grazie Inter, il futuro…»
NATALINO INTER – Una storia toccante, ai limiti della commozione, è quella che ha coinvolto da vicino Felice Natalino Il promettente difensore, cresciuto nelle giovanili dell’Inter e che ha esordito anche in gare ufficiali in maglia nerazzurra, prima di scoprire di essere afflitto da un’aritmia cardiaca. Ai microfoni dei colleghi della Gazzetta dello Sport, Natalino ha ringraziato il club di Corso Vittorio Emanuele, prima di parlare delle sue intenzioni per il futuro: «Sto a casa, in famiglia e poi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza a Catanzaro, al primo anno. Non faccio altro al momento, basta questo, la materia che ho scelto per imiei studi non è tra le più facili e mi impegna molto. Come sono nati i problemi cardiaci? I problemi con l’aritmia li ho sempre avuti ma nel maggio scorso, mentre ero al Crotone, si sono evidenziati nuovamente. Dovevo sostenere la visita medica per l’idoneità sportiva, mi trovavo a Roma a Villa Stuart e l’ho fatta lì. Gli esami hanno palesato un problema di aritmia cardiaca. I medici del Coni mi hanno fermato dopo aver visionato le carte degli esami; quindi ho effettuato altri accertamenti a giugno prima dell’idoneità che hanno portato allo stop. Se sono rimasto da solo durante l’inattività? L’Inter mi è stata molto vicina, ringrazio la società, hanno fatto tutto loro per gli accertamenti clinici prima dell’operazione. Moratti mi ha mandato i saluti dopo l’intervento, ho ricevuto le telefonate di Cordoba e Zanetti, Ausilio mi chiamava spesso. Seguo l’Inter, è un periodo difficile per la squadra, ma il gruppo è forte e la ruota deve girare: si rifaranno, l’obiettivo è risalire. Cosa mi aspetto per il futuro? Sono sereno e ringrazio tutti quelli che mi sono stati accanto, spero di riprendere ad allenarmi, giorno per giorno e vedremo poi come va a finire. Sono ancora sotto contratto con l’Inter fino al 2014, ma non mi illudo, non voglio illudermi: se tornerò a giocare sarò contentissimo, ma sarei felice lo stesso anche se dovessero dirmi di non poter giocare più. Ora sto bene a livello di salute, ho una famiglia e la fidanzata accanto, non mi manca niente. Il calcio è una cosa bella, ma non è tutto nella vita. Ho avuto tantissima paura, sarei un ipocrita a dire il contrario.»