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A tutto De Rossi: «Il rammarico più grande è stato non vincere lo scudetto. Sul Boca…»

Redazione CalcioNews24

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Lunga intervista a Daniele De Rossi ai microfoni di Sky Sport: queste le parole dell’ex centrocampista giallorosso

Lunga intervista a Daniele De Rossi ai microfoni di Sky Sport. Tanti i temi toccati dall’ex centrocampista, le sue parole.

RIMPIANTO – «Non aver vinto qualcosa di importante, come lo scudetto. A volte mi hanno detto che sono sempre stato poco ambizioso, io rispondo che ho avuto l’ambizione di provare a vincere dove non si vince mai. Mi sento in pace con la mia coscienza, ma il rammarico c’è. Se guardo la mia carriera sono stato fortunato, se guardo la mia bacheca ho qualche rimpianto».

BALOTELLI«Penso che questo popolo possa risollevarsi, una delle cose più intelligenti la disse Balotelli, prima di politici e dottori: ha detto di avere una madre di una certa età e che non le vuole attaccare nessuna malattia. È facendo le cose normali che ne usciremo, poi ci sono scienziati e politici che si devono occupare di cose più importanti. Siamo una popolazione che ha sempre dimostrato di avere la pelle dura».

BONUCCI «C’è una percezione di Bonucci sbagliata, è un padre e un amico perfetto. In campo può sembrare antipatico, ma è anche frutto della maglia che indossa, quella maglia ti dà quella testa e quella mentalità lì, forse per quello vincono sempre. Lui mi ha tirato lo scarpino e mi ha preso sul sopracciglio ed io sono scattato subito (ride, ndr), era diventato un po’ meno scherzo. Ma è stato una delle mie vittime preferite, abbiamo un gran rapporto».

FUTURO – «Difficoltà ne incontrerò, non so se so fare alcune cose. Organizzare un pre-campionato, uno staff, parlare alla gente in modo diverso. Spero di superarle velocemente io. Devo imparare tanto da tutti gli allenatori, il livello del calcio in Italia si sta alzando, anche le piccole propongono qualcosa di sempre più interessante. Il pericolo è abusare del palleggio, di queste idee propositive, ma in Serie A siamo su ottimi livelli. Fonseca è uno dei più grandi da questo punto di vista, dopo lo Shakhtar andai a complimentarmi con lui infatti. Spalletti, Luis Enrique, Capello, devo prendere da tutti io. Spalletti mi ha segnato, per me è molto bravo e come gestione del gruppo io sono amico di tutti, ma anche un pizzico di atteggiamento alla Capello serve».

DERBY IN CURVA SUD – «È nata come una battuta, come uno scherzo. Volevo andare in curva senza essere sollevato come eroe. All’inizio volevo andare a Firenze, ma la Roma veniva da una serie di vittorie consecutive e per scaramanzia ho preferito non andare. Un ragazzo dietro di me mi ha riconosciuto dopo un secondo, ma è stato zitto e lo ringrazio pubblicamente ora perché mi sono goduto lo spettacolo».

BOCA – «Ho scelto il Boca da ragazzino, vedendo il tifo, vedendo Maradona, che è stato uno dei miei idoli. Mi sono appassionato a lui, alla squadra e poi è tutto virato per questa tifoseria. Tutti la conoscono, ma nessuno la conosce. Non so chi sia il mas grande, ma chi dà mas amore è il Boca. L’esperienza è stata meravigliosa, ma non solo dal punto di vista umano. Ho imparato tantissimo e mi sono reso conto di quanto talento, senza organizzazione, vada sprecato. Bisogna organizzarli per farli suonare insieme in campo, altrimenti diventa una sorta di confusione, bella da vedere, ma sempre confusione. Far coesistere queste meraviglie, questi mancini che cantano, questi giocatori ruvidi ma tecnici, sarebbe il primo passo di qualunque squadra. Un allenatore c’è riuscito, Gallardo ci è riuscito, ha giocatori fortissimi e ne aggiunge un altro ogni volta che ne perde uno. Speriamo che l’ultima giornata dell’ultimo campionato sia stata destabilizzante per loro. Se l’Argentina ci riuscisse come nazionale, cambierebbero le sorti del calcio mondiale. Hanno talento esattamente come il Brasile».

LIPPI – «Lippi fu importante per quella nazionale, che aveva gran talento. Forse non era la più forte, il mondiale lo abbiamo vinto perché lui dal primo giorno ha creato una squadra di club. Lui è riuscito a creare un gruppo di amici, ha creato qualcosa di diverso. Quella nazionale era partita con una gran pressione. Io, senza quel rigore, avrei vissuto tutto con un sapore differente. Io sempre sentito la sua fiducia, due giorni prima della finale è venuto Peruzzi ha detto: “questo è matto e ti vuole far giocare dall’inizio”. Alla fine rimane uno dei ricordi più belli».

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