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Benevento e Crotone ci illustrano i salti di categoria

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La lungimiranza del Benevento nel passaggio dalla Lega Pro alla B si oppone alla modalità con cui il Crotone ha gestito il salto dalla Serie B alla A

Due esempi esattamente opposti per spiegare cosa va fatto e cosa invece non va realizzato quando – nel calcio italiano – si compie il salto di categoria: la lucidità con cui il Benevento ha condotto la transizione dalla Lega Pro alla tanto agognata Serie B, la colpevole leggerezza di cui si è macchiato il Crotone in concomitanza del grande salto in Serie A. Per entrambe si è trattato della fatidica prima volta: analizziamo cosa sta accadendo.

STREGA DA IMPAZZIRE – Il Benevento vola. Letteralmente. Con lo Spezia uniche realtà tuttora imbattute in serie cadetta, terzo posto e 12 punti – poi diventati 11 per via della penalizzazione inflitta per questioni amministrative legate alla passata stagione – che si impongono oggi agli onori della cronaca. A maggior ragione considerando il carattere di questo avvio stagionale: il Benevento si è tolto lo sfizio di dominare le due realtà di maggiore blasone della Serie B, Hellas Verona e Bari, la trasferta del San Nicola è il manifesto delle intenzioni. Un calcio sfrontato, irriverente ma allo stesso tempo maniacale per livello di organizzazione e cura dei dettagli: difesa solida, la seconda della B dopo il Pisa di Gattuso, l’equilibrista Buzzegoli si eleva in una mediana che somma muscoli a regia, la stella Ciciretti si serve alla perfezione di entrambi i piedi – ma cosa fa con quel destro (il presunto piede debole)? – per elevare le ambizioni di una squadra che non abbassa lo sguardo.

MA COME E’ STATO POSSIBILE? – Semplice a dirlo: la società sannita non si è fatta scrupoli ed ha perfettamente compreso come si trattasse di una categoria diversa. Dal tenore differente. E di conseguenza ha agito: immettendo calciatori di alta categoria, stravolgendo un organico che sì aveva condotto in porto la storica promozione in B ma che non avrebbe potuto reggere l’urto di una concorrenza profondamente strutturata. Ed ecco (su tutti) il colpo Cragno tra i pali, un portiere decisivo come pochi e non a caso titolare nella nazionale italiana Under 21 prima dell’esplosione del prodigio Donnarumma, l’innesto di Venuti in difesa – e quelli ancora da valutare di Camporese, Bagadur e Gyamfi – nonché quelli cruciali di Buzzegoli, Chibsah e Pajac in mediana, poi le mosse Falco, Jakimovski, Ceravolo e Puscas nel pacchetto offensivo. Una caratteristica comune: tutti prelevati da club più alti del Benevento. Ciliegia sulla torta ma allo stesso tempo fondamenta del palazzo la vicenda allenatore: non si è rischiato di procedere con la vecchia gestione ma si è scelto di andare sul sicuro, con una figura che conosce alla perfezione le pieghe di questo lungo ed insidioso torneo. Dovessimo indicare oggi la chiave della sorpresa Benevento la indicheremo senza indugio in Marco Baroni. E nell’abilità della società: abbinare nuovi arrivi di categoria ai migliori di un anno fa.

DA CONTRALTARE… – Un Crotone che si è già candidato con inenarrabile tempismo a tornare dov’era: in Serie B, con una retrocessione che dopo appena sei giornate – salvo miracoli che onestamente non siamo in grado di prevedere – appare inevitabile. Peggiore difesa del torneo con 14 reti incassate in 6 gare: dovessero proseguire su questa media (2.33 gol a partita), i calabresi si ritroverebbero al termine della stagione con un passivo di 89 reti. Per intenderci: il Frosinone un anno fa ne subì 76, il Parma due anni fa 75, il Livorno tre anni fa 77. Il Crotone si sta candidando a fare peggio. La causa principale è da rintracciare in una totale assenza di programmazione: salto di categoria sottovalutato, è arrivata un’accozzaglia di calciatori non all’altezza della massima serie calcistica italiana, scarti di altre squadre, senza qualcuno peraltro in grado di agire da traino. Il disastro della questione Scida sullo sfondo. In Serie A così non si sopravvive e nel complesso ogni salto di categoria è qualcosa da vivere con minuzia di particolari: i casi di doppie promozioni, o comunque di stagioni serene toccando poco o nulla, si contano sulle dita di una mano. Tutto il resto è programmazione, intervento, investimento: fattori reclamati dalla competitività dei tornei. Non essere all’altezza toglie tanto al prodotto complessivo, al contrario trovare una nuova realtà porta in dote forza attrattiva.