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Juventus sul burrone Champions: l’ultimo turno di Serie A vale un buco da 60 milioni

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Alla Continassa riappare lo spettro del fallimento europeo. Senza i ricavi della coppa regina salta il piano di rilancio di Exor per la Juventus

Alla Continassa si aggirano vecchi fantasmi. La qualificazione alla prossima Champions League, rimandata clamorosamente all’ultima giornata di campionato, non è soltanto una questione di prestigio sportivo, ma un tassello vitale per la sopravvivenza finanziaria del club. Fallire l’obiettivo costringerebbe la dirigenza all’ennesima riscrittura del piano di rilancio aziendale. Oggi La Gazzetta dello Sport stila un po di conti. La Juventus ha già in tasca il paracadute della qualificazione in Europa League, ma il danno economico resterebbe pesantissimo. I manager bianconeri, analizzando il differenziale tra un cammino standard in Champions (fino agli ottavi) e uno speculare nella seconda competizione europea (fino alle semifinali), stimano una perdita secca compresa tra i 55 e i 60 milioni di euro tra diritti televisivi, botteghino, sponsor e merchandising.

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Il bilancio e il miraggio del break-even

L’andamento storico dei conti bianconeri evidenzia la gravità della situazione. Quando il club fu escluso dalle coppe Uefa per le note vicende contabili, il danno certificato fu di circa 95 milioni, portando l’esercizio 2023-24 a chiudersi con una perdita monstre di 199 milioni. Negli ultimi anni la spending review ha funzionato: i costi della rosa sono stati sforbiciati di 150 milioni e il rosso di bilancio è sceso progressivamente dai 239 milioni del 2022 fino ai 58 milioni stimati per l’esercizio corrente. Il business plan aggiornato dagli amministratori prevede il raggiungimento del pareggio di bilancio (break-even) e la generazione di cassa per la stagione 2026-27. Questo scenario idilliaco si regge però su un presupposto sportivo categorico: la Juventus deve disputare la Champions League ogni anno.

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Exor e il rischio di un nuovo aumento di capitale

Se l’assunzione sportiva della Champions dovesse saltare nell’ultimo turno di campionato, l’intera struttura finanziaria della società rischierebbe il collasso. Dal 2019 a oggi gli azionisti di riferimento, con Exor in testa, hanno già dovuto pompare nelle casse societarie ben quattro aumenti di capitale, per una cifra astronomica di 998 milioni di euro complessivi (l’ultimo, da 98 milioni, appena sei mesi fa). Al 31 dicembre 2025 il patrimonio netto del club si attestava a 78 milioni di euro: una cifra che dovrà assorbire il deficit del prossimo giugno ma che, senza l’ossigeno dei diritti tv della massima competizione europea, non basterà a coprire le perdite del prossimo anno. In caso di verdetto negativo dal campo, i soci piemontesi saranno obbligati a mettere nuovamente mano al portafoglio.

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