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Conferenza stampa Mourinho: «Roma lontana dal vincere la Conference League»

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José Mourinho, allenatore della Roma, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match di Conference League contro il CSKA Sofia

José Mourinho, allenatore della Roma, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del match di Conference League contro il CSKA Sofia. Le sue dichiarazioni.

CONDIZIONI DELLA SQUADRA – «5 vittorie non sono 50, così come 3 non erano 30. Non c’è ragione per essere ultra-ottimisti e positivi, fuori di testa. Però i risultati positivi sono importanti anche perché i risultati positivi aiutano nel processo di sviluppare la squadra. I tifosi sono felici, penso, però anche loro devono essere equilibrati come noi. Equilibrati nel senso di capire che stiamo lavorando solo da due mesi».

RIVOLUZIONE – «Si sente, a tutti i livelli, ma tranquilli. Il fatto che lo stadio sia sempre al massimo possibile di tifosi è bello, e magari può spingere le autorità a capire che c’è una voglia tremenda della gente, non solo la nostra, ma tutti i tifosi aspettano la normalità e la normalità è esaurire lo stadio. Mantenere l’ambizione, questa voglia di lavorare, di stare uniti, è una caratteristica che vogliamo mantenere. Dico sempre ai giocatori che tutto quello che è meno di 100% non è nulla, dobbiamo avere queste caratteristiche sempre. Col Sassuolo poteva finire 2-1 per loro e anche in questo caso la nostra voglia non è negoziabile. È una caratteristica che vogliamo avere sempre».

CAMBI – «Ovviamente sì, non giocherò con gli stessi di domenica. Qualche cambio si farà, però l’importante è mantenere una struttura, è importante per noi un risultato positivo. In questa competizione vogliamo fare qualcosa passo passo e qualificarci vincendo il girone».

ZANIOLO – «Non sanno ancora chi giocherà. Se Carles o Nico lo sapessero non sarebbe un problema dirvelo, ma loro non lo sanno. Bisogna trovare un equilibrio per non sentire nessuna pressione. Sta bene, l’infortunio è passato, le sensazioni negative sono nel passato. L’altro giorno era stanco, capisco che quando i giocatori vanno in nazionale, se non giocano… non ho mai allenato la nazionale, ma so che non ci si allena molto. Se un giocatore va e non gioca, di solito torna con meno capacità del normale e delle condizioni fisiche. È successo anche con altri. Ha giocato 70 minuti, se ha recuperato sta in condizione di giocare e non voglio stare a parlare ogni volta delle sue condizioni. È al 100%, l’infortunio è passato e anche dal punto di vista psicologico è importante dimenticarlo. Guardiamo al futuro».

TITOLARI E RISERVE – «I giocatori sono intelligenti. I giocatori capiscono le cose. Guardano il modo in cui parliamo, in cui guardiamo, in cui facciamo commenti. Stephan capisce perfettamente che è un giocatore molto importante, è un titolare. I titolari non sono solo 11, iniziare o stare in panchina cambia. Non ho mai avuto una squadra in cui la squadra che ha iniziato è quella che ha finito. Una stagione non è un’autostrada, c’è una strada tortuosa. È difficile che un giocatore inizi e finisca la stagione. I giocatori devono capire che senza di loro siamo morti. Stephan è intelligente, sa di essere importante, sa che mi piacciono tanto le sue caratteristiche e capisce che doveva percorrere un percorso nella direzione della sua migliore forma. Il suo talento era lì, ma la forma e l’intensità le ha perse tra Cina e infortuni. Lui sta in crescita, è un giocatore con tanta esperienza ma è in crescita. Prima della partita contro il Sassuolo abbiamo parlato e gli ho detto che avrebbe giocato titolare contro il CSKA».

CONFERENCE LEAGUE – «Come assistente ho vinto anche una coppa che non c’è più. Era con il Barcellona nel ’97. Mi piacerebbe vincere la Conference, ma l’obiettivo non è essere l’unico ad aver vinto tutte e tre le coppe europee. Oggi siamo lontani dal poterla vincere, ma mi interessa e il primo passo è vincere il girone. Nessun giocatore andrà in vacanza o a riposare, saremo tutti lì. E’ un progetto collettivo e se qualcuno di quelli che ha giocato con il Sassuolo va in panchina è così».

KUMBULLA – «Se gioca Kumbulla e non gioca Mancini mi chiedi se c’è qualche problema di Mancini, se non gioca Smalling mi dici che sono una parola che non posso dire, che ho un problema con Smalling che viene da Manchester, se non gioca Ibanez mi dici… è così. Sono quattro, il numero giusto, se cambio sempre, qualcuno penserà che serve far giocare gli stessi due. Quello che posso dire è che sono contento del gruppo dei centrali, hanno caratteristiche ed età diverse, punti forti diversi e punti meno forti diversi. Sono contento di loro quattro. Se mi chiedi domani se cambio entrambi, dico di no».

CRESCITA – «Non siamo una squadra perfetta, c’è ancora molto da lavorare, abbiamo commesso errori sui quali dobbiamo lavorare quotidianamente, siamo una squadra umile e consapevole dei problemi. Domani non è una gara con le stesse pressioni di quella contro il Trabzonspor, ci sono 6 gare nel girone e si possono perdere punti, il nostro obiettivo è qualificarci rapidamente e da primi. Affrontiamo una squadra contro cui la Roma ha vinto e perso, una squadra buona».

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