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Del Piero analizza: «In Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci. Calcio in crisi? Bisogna partire da un presupposto»

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Del Piero

L’ex attaccante della Juventus e della Nazionale, Alessandro Del Piero, ha analizzato la crisi del movimento calcistico italiano

Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, Alessandro Del Piero ha commentato così la crisi del movimento calcistico italiano, provando a dare alcuni suggerimenti e soluzioni.

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LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO – «Noi in Italia vogliamo giocatori grandi, grossi e veloci, perché il calcio adesso richiede questo e in Francia e in Inghilterra hanno giocatori con queste caratteristiche. Ma non è così. Noi in Italia siamo sempre stati più bravi a vedere qualcosa di diverso, ad avere l’occhio sul talento, sulla tecnica e su qualità diverse che oggi ci ha ‘rubato’ la Spagna».

SOLUZIONI – «Non ho le soluzioni a tutto, ma si deve partire da un presupposto chiaro, oggi con l’Italia U15, U16 o U17 facciamo cose straordinarie, ma nell’U21 non arriviamo in alto, mentre ai miei tempi vincevamo con l’U21 per due edizioni di fila dell’Europeo. Questo è un aspetto da analizzare: perché a 15 o 16 anni siamo forti quanto e, forse, più degli altri, e poi non lo siamo più? Cosa manca in quel frangente? E da dove arrivano questi problemi? Che tipo di giocatori formiamo? È un processo lento per rispondere a queste domande…».

L’EDUCAZIONE DEI FIGLI – «La vittoria per un genitore è quando un figlio sceglie bene: per come la vedo non dobbiamo essere iperprotettivi e dire sempre cosa fare. E questa cosa si riflette nel calco giovanile. Diciamo troppo cosa fare ai ragazzi e questo uccide la loro creatività. Se diamo indicazioni troppo stringenti poi i giovani calciatori sanno eseguire solo quello, diventano bravi in quel sistema, ma appena ne escono sbagliano e vengono bollati come scarsi. Non è così, non sono scarsi: il problema è che gli è stata insegnata solo una cosa.

Non gli è stato insegnato a risolvere un problema da soli. In altri Paesi questi problemi non ci sono, non c’è il ‘proibizionismo del fare’ come da noi. Siamo in un contesto dove i ragazzi devono esprimere le proprie qualità e testare se stessi. La mia più grande gioia sapete qual era? Sfidare i miei amici. E quindi sfidare anche me stesso. Un tempo anche i videogiochi erano a pagamento, per giocare pagavi cento lire, e quindi ci tenevi. Oggi i videogiochi sono gratis…».

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