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Serie A

Fali Ramadani assolto per frode fiscale: la ricostruzione di quanto successo al noto agente sportivo. Ultimissime

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Fali Ramadani assolto per frode fiscale: ecco cosa è successo al noto agente sportivo. Tutti i dettagli della vicenda

Si chiude definitivamente, e con una vittoria totale per la difesa, il capitolo giudiziario riguardante Fali Ramadani. Il Tribunale di Milano ha reso note le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso novembre, ha assolto con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) il potente procuratore macedone, considerato uno dei “re” del calciomercato mondiale. Al centro dell’inchiesta c’era una presunta evasione fiscale da circa 6 milioni di euro legata alle commissioni incassate tra il 2018 e il 2022 per le compravendite di alcuni dei più grandi campioni passati per la Serie A.

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Le motivazioni: manca il radicamento in Italia

La Gup Nora Lisa Passoni ha smontato l’impianto accusatorio iniziale basandosi su un concetto chiave: la mancanza di una “stabile organizzazione”. Secondo il giudice, Ramadani e i suoi collaboratori non avevano un “radicamento professionale” nel nostro Paese. L’agente operava in Italia in modo limitato e non continuativo, rimanendo nella penisola solo per pochi giorni l’anno.

Di conseguenza, sui redditi prodotti da quei contratti “rilevanti per il calcio italiano” – che includevano anche le operazioni per Miralem Pjanic (ex regista di Roma e Juve), Kalidou Koulibaly (storico difensore del Napoli) e Ivan Perisic (ex esterno dell’Inter) – non vi era alcun obbligo di dichiarazione al Fisco italiano. I contratti, spesso gestiti tramite la società irlandese Primus Sports, erano frutto di negoziazioni condotte prevalentemente all’estero.

La soddisfazione della difesa

Grande soddisfazione è stata espressa dal pool difensivo, composto dagli avvocati Armando Simbari, Ilaria Curti e Luca Ferrari. “La motivazione scolpisce in modo netto quanto affermato sin dall’inizio: non vi erano i presupposti per contestare al Ramadani alcuna stabile organizzazione in Italia”, hanno dichiarato i legali. Viene così riconosciuta la natura internazionale del lavoro di Ramadani, slegando l’attività di negoziazione dalla residenza fiscale.

Un caso unico

Un dettaglio interessante emerge dalla sentenza: persino i PM, in aula, avevano chiesto l’assoluzione (seppur con la formula dubitativa “il fatto non costituisce reato”), riconoscendo la mancanza di dolo data l’unicità e la complessità del caso. Il giudice è andato oltre, stabilendo che non c’è stato reato nemmeno dal punto di vista oggettivo. Ramadani, che nel 2024 aveva transato con il Fisco solo per evitare lungaggini legali, vede ora riconosciuta la sua totale estraneità ai fatti. Lo riferisce Calcio e Finanza.

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