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Serie A

Dalla politica al campo: ecco perché serve un ex giocatore alla guida della FIGC

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Paolo Maldini ex Milan

Chi guiderà il calcio italiano? Malagò, Abete o il commissariamento: la verità sul prossimo futuro della FIGC

La corsa alla presidenza FIGC è un testa a testa tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete; resta aperto lo spettro del commissariamento e molte componenti chiedono garanzie sul futuro del calcio italiano. Ma perchè non un ex giocatore che ha vissuto il calcio quotidianamente e sul campo?

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Contesto e calendario

Le elezioni per la presidenza della FIGC sono fissate per il 22 giugno 2026, con scadenza per la presentazione delle candidature il 13 maggio. Malagò è sostenuto da molte società di Serie A e ha raccolto l’attenzione delle componenti tecniche; Abete può contare sul peso della Lega Nazionale Dilettanti.

Chi sono i favoriti e perché

  • Giovanni Malagò: profilo istituzionale e programma incentrato su riforme fiscali e ricavi; ha incassato il sostegno di AIC e AIAC, un endorsement che pesa molto nel voto.
  • Giancarlo Abete: dirigente di lungo corso con il supporto naturale della LND, che vale una quota significativa del peso elettorale.

Dati chiave sul voto: la composizione delle componenti (Serie A, B, C, LND, Assocalciatori, Assoallenatori) rende il meccanismo elettorale complesso e soggetto a negoziazioni.

Lo spettro del commissariamento

Il rischio di commissariamento rimane sullo sfondo: il Governo ha più volte manifestato la volontà di intervenire sullo statuto federale, e la possibilità di uno stallo elettorale aumenterebbe la pressione politica. E l’inchiesta sugli arbitri non aiuta di certo…

Ecco perché servirebbe un ex giocatore a capo della FIGC

A mio avviso, il calcio italiano avrebbe bisogno di una guida con esperienza diretta sul campo. Un presidente che abbia vissuto il mondo del calcio dall’interno — come Paolo Maldini o Roberto Baggio — porterebbe credibilità presso i calciatori, una visione più empatica sui vivai e una maggiore autorevolezza nelle trattative tecniche e internazionali. Questa non è una negazione del valore di profili manageriali come Malagò o Abete, ma una proposta di equilibrio: istituzioni forti affiancate da figure tecniche ed ex giocatori nel board potrebbero migliorare la governance e la fiducia delle componenti.

Nei prossimi giorni saranno decisive le scelte delle componenti tecniche e delle leghe minori: il voto di AIC/AIAC e l’atteggiamento di Serie B e C possono ribaltare gli equilibri.

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