Nazionali
Il grande pentimento e il ritorno in Nazionale: perché Roberto Mancini è pronto a riprendersi l’Italia
Malagò nominerà subito il CT per il Mondiale 2030: spunta un quadriennale per il ritorno in azzurro dell’ex tecnico
Manca esattamente una settimana al voto che deciderà chi raccoglierà l’eredità di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC. La corsa è ormai un testa a testa tra Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, e Giovanni Malagò. L’ex presidente del CONI parte in netto vantaggio, potendo contare sul solido appoggio di Serie A, Serie B, Assocalciatori, Allenatori e delegati di peso tra Lega Pro e Dilettanti.
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La priorità assoluta del nuovo esecutivo sarà la nomina del Commissario Tecnico, il cui compito principale sarà guidare l’Italia verso i Mondiali del 2030 (ospitati da Spagna, Portogallo e Marocco). Una scelta cruciale, che dovrà bilanciare garanzie tecniche, carisma e rispetto di nuovi parametri economici. A pochi giorni dalle elezioni, un nome mette d’accordo entrambi i candidati: Roberto Mancini. Tuttosport spiega il perché.
A dispetto delle aspre critiche seguite al suo burrascoso addio nell’estate del 2023, il tecnico di Jesi possiede il profilo ideale per rilanciare il progetto azzurro. Mancini, recentemente liberatosi dall’Al Sadd dopo aver vinto il campionato in Qatar, sarebbe pronto a siglare un quadriennale da 2,5 milioni netti all’anno, una cifra che rispetta in pieno il nuovo tetto salariale federale fissato a 3 milioni.
Dietro la disponibilità dell’ex CT non ci sono motivazioni economiche, ma un profondo senso di rivalsa. Mancini si è presto pentito dello strappo di un anno fa, nato da un mix impulsivo tra pressioni dell’entourage, incomprensioni contrattuali con la Federazione e la maxi-offerta saudita. Oggi, a spingerlo è la voglia di cancellare la macchia più buia della sua carriera: l’eliminazione contro la Macedonia del Nord e il conseguente Mondiale sfumato.
I vertici federali puntano sulla sua voglia di rivincita e sulla sua comprovata capacità di lanciare i talenti (furono 57 i giovani fatti esordire nella sua precedente gestione). Un pragmatismo necessario, perché non ci sarà tempo per esperimenti o scelte azzardate. Già a settembre, l’Italia affronterà un avvio di Nations League durissimo, con incroci ravvicinati contro Belgio, Francia e un doppio scontro con la Turchia. Partite vere, dove conteranno solo le certezze.