2013
Milan, Boateng: «Rifarei quanto fatto a Busto Arsizio»
MILAN BOATENG RAZZISMO – Il coraggio non manca a Kevin-Prince Boateng: lo si è visto sul campo, con gol e azioni rabbiose e cariche di adrenalina, così come con la sua uscita dal campo nel bel mezzo dell’amichevole contro la Pro Patria. Così, il centrocampista ghanese del Milan, durante la sua audizione nell’aula dell’ONU a Ginevra, ha fatto capire che non avrebbe paura nè rimpianti nel ripetere, qualora dovesse ritenersi necessario, il gesto compiuto nello scorso mese di gennaio: «Tornassi indietro lo rifarei. Era il 3 gennaio e se anziché contro una squadra di Lega Pro ci fosse stata una formazione di A e magari fosse stata anche una finale, avrei ripetuto quel gesto: togliermi la maglietta e abbandonare il campo. Sono contento e orgoglioso di ciò che ho fatto. Senza falsa modestia, credo di aver dato una scossa davvero planetaria alla lotta contro il razzismo. Però è un gesto da non ripetere. Il mio motto adesso è: agire e non reagire. Al ragazzino ho anche detto che se gli insulti razzisti continuano, deve andare subito dall’arbitro, poi dall’allenatore ed eventualmente dai genitori a bordo campo. Ma abbandonare il campo no. Non lo farò mai più. Voglio che mio figlio cresca con i valori sani dello sport. Cosa suggerisco per lottare contro il razzismo? Lottare e combattere strenuamente, magari facendo gioco di squadra come ha suggerito un mio predecessore in maglia rossonera: Vieira. Il razzismo non è un cosa che va via come un mal di testa. E nel 2013 non si può più ignorare. Sarebbe il più grosso errore. Lo sport ha una responsabilità sociale e può fare tanto. Se gli Stati Uniti hanno un presidente di colore come Barack Obama, non è solo perché è esistito Martin Luther King, ma anche perché è nato Muhammad Ali.»