Scuffet, ancora il numero uno: «Grazie mister. L’Udinese…»

Scuffet
© foto www.imagephotoagency.it

Sembrava essersi perso, invece Simone Scuffet si è guadagnato l’attenzione dell’Udinese: «Sono fiero di questa chance. Meret e Karnezis…»

L’esordio con Guidolin, la nazionale, il passaggio (rifiutato) all’Atlético Madrid. Poi Como, una sorta di oblio, il dimenticatoio e la rinascita nel finale della scorsa stagione. Qualcosa è cambiato per Simone Scuffet, che non identifica un momento preciso: «Avevo giocato le ultime partite di campionato e si era capito che l’allenatore aveva l’intenzione di tenere un portiere su cui puntare». Poi ci ripensa: «Anzi sì, un momento c’è stato. In Austria, in ritiro. Ero tornato dall’Europeo. Io e il mister abbiamo fatto una chiacchierata. Come? Un mix, molto friulano, poco italiano».

APPARTENENZA – Simone Scuffet, 21 anni, Gigi Delneri, 66. Sono loro i simboli di una friulanità dichiarata, ostentata, promossa. Lavoro e sacrificio, i pilastri di una cultura che esprime una lingua. Non parlate a un friulano di dialetto. Friulano significa orgoglio, appartenenza. L’Udinese ha scelto Simone Scuffet da Remanzacco in un contesto di qualità, permettendosi il lusso di decidere di togliere dalla propria porta uno dei migliori numeri uno del campionato, il greco Orestis Karnezis, e di mandare in prestito alla Spal quello che, secondo tanti, vale Gigio Donnarumma, ovvero Alex Meret. Scuffet non è ancora un uomo, ma ha una dote che crede sia in assoluto la sua miglior qualità: «La freddezza». Quindi niente paura? «Ma no, non temo niente. Gioco da quando avevo sette anni. Non bisogna aver paura, anche nella vita. Certo, so di avere un compito molto impegnativo».

FIDUCIA – Delneri, l’uomo che le dà fiducia, ha detto, tra le altre cose: «Gioca perché è friulano». Che responsabilità sente e che cosa significa vestire quella maglia a casa ogni domenica? «Un onore, incredibile. Credo di avere lo spirito dei friulani, lavoro e sacrificio sono le mie basi». Se le dico bandiera? Quanto le piacerebbe diventarlo? «Certo, sono cose belle, ma non voglio pensare in grande, andare troppo in là… Sicuramente è il massimo giocare per l’Udinese». Arriva dall’esperienza dell’Europeo U-21 dove non ha giocato, ma era il suo sogno esserci. Ora si apre un nuovo ciclo e sarete proprio voi due, lei e Meret, a duellare per il posto da titolare… «Quella tra me e Alex è più una rivalità creata da voi. Siamo amici da bambini, io, lui, Perisan e Pontisso. Sono questi i miei amici del calcio. Io spero di essere nel gruppo di Di Biagio. Il prossimo Europeo sarà in Italia, la finale a Udine, spero tanto far parte dell’Under. Quella appena finita è stata una grande esperienza, un gruppo vero fino alle fine».

FUTURO – Karnezis fuori, Meret a Ferrara. Lei titolare a Udine, che effetto le fa? «Karnezis è un grande portiere, merita una big: ha una dote incredibile, la costanza. Alex? Sono contento per lui. Ha lavorato come me per arrivare – ha detto Scuffet a “La Gazzetta dello Sport” -, una grande opportunità per noi due, perla prima volta, alla seconda di campionato giocheremo contro. Sarà una bella sensazione. Ma io ora devo pensare a me». Perché ha tenuto il numero 22? «Questo numero è quello che ho sempre avuto e non lo mollo». Deve parlare da leader: che Udinese sarà? «Un’Udinese consapevole di ripartire dalle certezze dello scorso anno, con un allenatore che le ha dato un’anima e con dei nuovi acquisti che sembrano tutti molto motivati. A me piace».