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Mondiali 2026, revocati i biglietti ai tifosi dell’Iran: scoppia il caso diplomatico
Mondiali 2026, è scoppiato il caso diplomatico dopo che sono stati revocati i biglietti ai tifosi dell’Iran. Cosa è successo
L’avventura dell’Iran ai Mondiali 2026 si trasforma in un intricato caso diplomatico ancor prima del fischio d’inizio. A pochi giorni dall’avvio del torneo co-ospitato da Canada, Messico e Stati Uniti, la federazione calcistica iraniana (FFIRI) ha annunciato la clamorosa revoca della propria quota di biglietti destinata ai tifosi per le gare della fase a gironi.
Il nodo dei tagliandi
I regolamenti della FIFA prevedono che a ogni federazione spetti l’8% dei biglietti per le proprie partite. L’Iran, che aveva già avviato le procedure di vendita, non potrà più fornire i pass ai propri supporter, molti dei quali avevano già pianificato le trasferte.
La reazione della FFIRI è stata durissima:
- Ha condannato l’azione definendola contraria allo spirito di uguaglianza delle competizioni internazionali.
- Ha denunciato l’interferenza di ragioni puramente politiche ed extra-sportive nel più grande evento calcistico mondiale.
- Ha rivolto un appello ufficiale alla FIFA per ripristinare i principi di equità e neutralità.
Un torneo a ostacoli
L’Iran affronterà Nuova Zelanda e Belgio a Los Angeles (il 15 e 21 giugno) per poi chiudere contro l’Egitto a Seattle (26 giugno). Tuttavia, l’avvicinamento al torneo è stato segnato dalle crescenti tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, trasformando la logistica in un incubo:
- Trasloco in Messico: il 25 maggio, la squadra ha dovuto spostare il proprio quartier generale da Tucson (Arizona) a Tijuana (Messico), accusando le autorità statunitensi di scarsa collaborazione.
- Restrizioni sui voli: a causa delle rigide condizioni dei visti, la squadra sarà costretta a volare negli Stati Uniti esclusivamente nei giorni delle partite, per poi fare immediato rientro in Messico.
- Visti negati: lo scorso 6 giugno, l’Iran ha denunciato il diniego del visto d’ingresso a 15 dirigenti e membri dello staff amministrativo.
- Il caso militare: il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha assicurato l’accoglienza per i calciatori, ma ha minacciato restrizioni per chiunque abbia legami con le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Un tema caldissimo, considerando che l’Iran aveva chiesto garanzie alla FIFA proprio per i tesserati che vi hanno prestato servizio militare.
La tensione, peraltro, non coinvolge solo gli USA: già ad aprile l‘Iran fu l’unica nazione assente al congresso FIFA di Vancouver, a causa del respingimento della propria delegazione al confine canadese.
