2013
Perché la Fiorentina merita la Champions
La spettacolare stagione della Fiorentina attende i suoi novanta minuti finali per conoscere un esito che avrebbe del clamoroso o ad ogni modo certificherebbe l’eccezionale lavoro svolto dalla banda Montella: la doppia sfida Siena-Milan e Pescara-Fiorentina scriverà il finale di un campionato che garantirà ad una delle due l’accesso ai preliminari della prossima Champions League e all’altra la qualificazione diretta all’Europa League.
VIOLA SFAVORITI – Già retrocesse Siena e Pescara, sulla carta le due contendenti al terzo posto della classifica hanno da sbrigare una pura formalità. Più formalità però la gara di Pescara che quella di Siena, non fosse altro per il valore netto delle due squadre e per l’intenzione palesata dagli uomini di Iachini in quel di Napoli, ossia di onorare una sfortunata stagione fino all’ultimo minuto. I due punti di vantaggio, a soli novanta minuti dal termine delle operazioni e all’orizzonte con partite non propriamente inaccessibili, rappresentano senza ombra di dubbio un vantaggio pesantissimo in favore dei rossoneri, che però non possono concedere un centimetro in quanto va ricordato che in caso di parità di punti la spunterebbe proprio la Fiorentina in virtù del vantaggio accumulato negli scontri diretti. Tradotto: al Milan non basta il pari all’Artemio Franchi di Siena e i tifosi viola, seppur irrazionalmente, possono ancora sperare nel colpo grosso.
PERCHE’ E’ UNA STAGIONE STREPITOSA – La Fiorentina è reduce, soltanto un anno fa, da una salvezza conseguita alla penultima giornata: sulle macerie di una stagione da dimenticare si è fondata una vera e propria rivoluzione tecnica e societaria. E’ cambiato tutto in quel di Firenze: nuovo direttore sportivo (Pradè), nuovo allenatore (Montella) e nuovo parco giocatori, ben ventidue i nuovi arrivi tra la campagna acquisti estiva e quella invernale, con i soli Jovetic, Ljajic, Romulo, Camporese e capitan Pasqual a rappresentare la continuità con il passato. A Montella – umoristicamente – il compito di presentarli a vicenda, in realtà l’arduo onere di compattare un gruppo praticamente rifondato in ogni reparto e dare vita ad un progetto tecnico che fosse in grado di dare i suoi frutti nel più breve tempo possibile. Detto, fatto: il lavoro del tecnico partenopeo è stato strepitoso da ogni angolo di lettura, la sua creatura ha immediatamente espresso il calcio più godibile del panorama nazionale – un credo calcistico fatto di palleggio, qualità tecnica, alternanza tra passaggio per vie centrali e sfruttamento totale delle corsie laterali – reso allo stesso tempo proficuo in termini di risultati e non soltanto delizia degli occhi.
LO SCATTO DI PERSONALITA’ – Si potrebbe raccontare di qualche decisione arbitrale di troppo che ha potenzialmente favorito l’eccellente rincorsa del Milan dopo un avvio che tutto avrebbe lasciato intendere tranne il probabile terzo posto – e dunque penalizzato la cavalcata viola, ma chi scrive questo editoriale preferisce da sempre concentrarsi sulle risultanze del campo. Dunque l’eventuale limite della Fiorentina avrebbe potuto svelarsi in un difetto di personalità richiesto per competere a determinati livelli: dopo qualche sbandata in tal senso – vedi l’errato approccio alla gara nello scontro diretto casalingo con il Milan – la squadra di Montella ha poi ingranato la marcia e dalla trasferta di Bergamo non ha sbagliato un colpo, vincendo cinque delle sei partite del suo finale di stagione e dimostrando di poter reggere anche caratterialmente a queste altezze. L’unica sconfitta è arrivata dalla stregata sfida interna contro la Roma, dove la Fiorentina ha letteralmente dominato l’incontro salvo essere beffata nell’overtime da una zuccata di quell’Osvaldo che cinque anni fa aveva regalato la Champions alla Fiorentina con l’epica rovesciata di Torino. C’è da tormentarsi e non darsi pace pensando a quei tre punti. Apriti cielo se si rivelassero decisivi.