Milan, tutto per una toppa: ma che gran bel Paese è l'Italia? - Calcio News 24
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2013

Milan, tutto per una toppa: ma che gran bel Paese è l’Italia?

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boateng dorato ifa

Ma che gran bel Paese è l’Italia? No, seriamente, rispondete a questa domanda: che Paese meraviglioso, grande e giusto è l’Italia? Una delle più importanti democrazie del nostro secolo. Ma questo lo si capisce anche dalle piccole cose: dal calcio, per esempio. Il calcio in Italia è meritocratico: vince sempre il più forte o, in alternativa, il tizio che la spara più grossa. Va bene così, è un metodo scientifico per stabilire chi è il migliore e, come Pistorius alle “Sparaolimpiadi”, alla fine ha la meglio sempre e solo chi se lo merita. Chi fa più gol? Acqua, acqua. Chi fa più punti, allora? Fuochino, fuochino. Chi dice la fregnaccia più imponente? Incendio!

Il problema non è nemmeno tanto di quelli che sparano o fanno castronerie. Tutti, almeno una volta nella nostra vita, ne abbiamo detta una talmente grossa da spostare per un attimo l’asse terrestre: in Italia è normale, state tranquilli oh! Se sei bravo bravo riesci anche a candidarti alle elezioni inventandoti un paio di lauree alla “Supercazzola con scappellamento a destra University” o, al più, se sei già un professionista, un programma la domenica pomeriggio te lo si lascia condurre: è importante però che tu dica di essere un giornalista, anche se non lo sei, fa nulla. Tu dici che sei giornalista e fregatene del resto: più grossa la spari, più chance di raggiungere l’obiettivo hai. Metti che poi arriva la fatidica “botta di culo”, come la chiamano in Francia, e puoi diventare pure ministro! Ho detto ministro, eh raga!

Passando al calcio, la questione veramente, ma veramente grossa, come lo stomaco di Giuliano Ferrara 23 secondi dopo la fine del pranzo di Natale, non è tanto la capacità di sparare amenità, quanto quella di trovare qualcuno che te le appoggi con una certa convinzione. Perchè ricordatelo sempre: i dubbi sono dei pensanti, ma la convinzione è sempre, e dico sempre, dei cretini. Quindi, regola numero uno: se spari una cretinata, devi avere sempre al tuo fianco un cretino pronto a giustificartela in ogni modo. Non conta come, conta che sia convinto.

Della questione Juventus hanno già parlato in tanti: è una roba rindondante e noiosa anche per gli stessi juventini. 31 scudetti? 29? 45? 899? 166? Che differenza fa? Nessuna. Quando hai alle spalle una Federazione consistente come una delle battute a caso dei comici diColorado Cafè (a proposito, ma a chi fanno ridere?) e con lo stesso carisma del miglior Terence Hill in Don Matteo, il gioco è sin troppo facile: hai quanti scudetti vuoi avere, un po’ come gli anni di Rita Rusic, che ne dichiara 40, ma che potrebbe averne anche 50 o 70 per quanto ci riguarda.

L’ultima vera gioia, tuttavia, ce l’ha regalata il Milan settimana scorsa. Presentazione della terza maglia della prossima stagione: una sobria tinta dorata in pendant con la nuova cresta di Boateng. Divisa disegnata da Andrea Bocelli con la collaborazione di un daltonico a caso. Una roba talmente pacchiana che non la farebbero sfilare nemmeno al gay pride di Rio de Jainero durante il Carnevale. Va bene, passiamo oltre, del resto quando hai in squadra Balotelli ed El Shaarawy puoi pure fregartene dell’eleganza: non puoi mica vestire Pino dei Palazzi Prada

La chicca appare poco dopo sul sito ufficiale rossonero: maglia in bella mostra con la collaborazione di un sempre sveglio e brillante Montolivo e TAC! Toppona della Champions League sulla manica destra. Bella è bella eh, oddio… la toppa argentanta con la maglia dorata c’entra un po’ come Vieri ad un concorso filosofico sull’importanza della castità o come Legrottaglie ad una gara di bestemmie, fate voi, però dai: la patch ci sta tutta, essendo il Milan in Champions League, no?

E qui, con mia grande sorpresa, si viene a sapere che il Milan non è ancora qualificato alla prossima Champions (sorpresa non per il fatto che il Milan non sia ancora qualificato, quanto per il fatto che ci siano ancora a giro addetti ai lavori in grado di compiere complesse operazioni matematiche come le sottrazioni e le addizioni). Quindi, in sostanza: il Milan ha presentato una maglia con una patch che non potrebbe ancora utilizzare, con buona pace della Fiorentina che in Champions, stando all’aritmenica, potrebbe ancora arrivarci, ma cosa volete? La toppa c’è, no? L’avete vista? E’ quella della Champions? Il Milan è in Champions.

Mettendo per un po’ da parte i colpevolismi tipici di una mentalità calcisticamente avanzata come quella del nostro Paese (ho detto “avanzata”, sì: avanzata come la colomba di Pasqua ad agosto), va detto che il Milan ha fatto una mezza gaffe, ma capita anche ai migliori. Cioè, tutti sbagliano: pure Dio ha creato l’uomo il sesto giorno. Poteva andare in giro a feste, visto che era sabato? Sì, ma l’ha creato. La faccenda tutto sommato poteva pure finire così: « Abbiamo sbagliato, non ce ne siamo accorti, vivete in un Paese che ha quasi lo stesso debito pubblico del Burkina Faso e vi preoccupate della nostra maglia di Cartier? E’ un errore, fine ». Pure lo stesso Milan ammette il refuso dopo un po’: viva l’onestà, la faccenda si può chiudere.

E invece no! Perchè come vi ho scritto prima, un bravo spara-castronerie deve sempre essere spalleggiato da un cretino, o anche da più cretini, pronti a difenderlo. Fa niente che della castroneria, stavolta, si sono accorti tutti: hai provato a farla grossa, è andata male, non c’è più niente da difendere o da giustificare, pazienza. No, il cretino difende le sue idee ad oltranza e ride di te, povero idiota, che hai messo a nudo la verità come Belen in spiaggia davanti ai fotografi. Quindi: la maglia del Milan ha la toppa Champions perchè deve avercela, non ci sono storie, fa parte del dna della società, è una astuta mossa di marketing, se non hai una patch a caso nel 2013 non sei nessuno, fosse anche quella che commemora i primi 90 anni da quella volta che ti diedero un rigore ma forse era punizione. Io, ad esempio, nel mio dna ho un paio di geni caucasici, dovrei tatuarmi la faccia di Gorbaciov ed andare in giro con una patch che commemora la Perestroika? O rimorchiare svedesone con uno scudetto del Malmo sul sedere?

Poco da fare: nel calcio italiano vince chi la spara più grossa, sempre. E’ come una valanga: la piccola palla di cacchiate che hai detto si ingrossa in quella enorme cloaca di melma che gli altri aggiungono durante il percorso. Alla fine la tua piccola idiozia diventa un enorme ammasso di cacca, pronto a travolgere tutto e tutti. Qui da noi, nel nostro mondo, funziona così, fine. Ma che gran bel Paese è l’Italia?