2013
TOP 5 ? I calciatori più sopravvalutati della Serie A
Se stilare la classifica dei 5 migliori calciatori del campionato italiano può sembrare un impegno difficile, riuscirne a redigerne una dei 5 calciatori più sopravvalutati della Serie A rischia di diventare un’impresa, considerando il possibile equivoco che potrebbe scaturirne: spesso, infatti, si confonde l’aggettivo, tanto che un giocatore sopravvalutato viene semplicemente considerato mediocre.
In questa particolare categoria, invece, rientrano giocatori molto spesso di fama internazionale, dalle indubbie qualità, che però non rispecchiano né il risalto né l’ingaggio ricevuto, il cui impatto sulla squadra e la cui incisività nel raggiungimento degli obiettivi è altamente discutibile.
Restringendo, dunque, il campo al campionato italiano, in questa particolare graduatoria finiscono:
5) PANDEV: la sua carriera più che ad una parabola, somiglia al tracciato di un elettrocardiogramma. Portato in Italia dall’Inter nell’estate del 2001, non riesce a soddisfare le aspettative dei nerazzurri. Le cose cominciano a mettersi meglio nella Lazio, tanto che nel 2007 il Bayern Monaco arriva ad offrire 30 milioni di euro a Lotito per acquistarlo e da diventare il settimo giocatore più prolifico della storia biancoceleste, poi finisce dietro a Rocchi e Zarate nelle gerarchie dell’attacco. La nuova parentesi nerazzurra si dimostra più soddisfacente: conquista il Triplete, mette la sua firma nella vittoria della Supercoppa Italiana e della Coppa del Mondo per Club, regala la qualificazione ai quarti di Champions League segnando il gol della vittoria ai danni del Bayern Monaco. Una carriera che sembrava prossima alla consacrazione e che, invece, si conferma altalenante tanto quanto il suo rendimento: a Napoli soffre la concorrenza di Lavezzi, diventa titolare con la cessione dell’argentino al Paris St Germain, ma, per quanto dotato tecnicamente, non riesce a fornire un rendimento continuo, tanto da non essere considerato un giocatore da “big”.
4) MONTOLIVO: considerato un paio di anni fa uno dei migliori centrocampisti in prospettiva futura, non è ancora riuscito a consacrarsi, nonostante sia diventato un punto fermo per il ct Cesare Prandelli. Il suo tallone d’Achille non è tanto il poco esaltante tasso tecnico, quanto la scarsa personalità: la pressione, anziché essere stimolo per un salto di qualità, nel suo caso diventa spauracchio che lo fa scomparire dal gioco e lo relega a centrocampista che, anziché creare gioco, alimenta semplicemente la manovra con facili e classici passaggi al compagno vicino. Poco determinante in fase di costruzione del gioco e come interditore, è un ibrido mal riuscito, oltre che un mistero per chi cerca di capacitarsi circa la chance ricevuta dal Milan e in azzurro.
3) DE ROSSI: simbolo della Roma, il centrocampista lo è diventato sempre meno della tifoseria giallorossa, che non si è mai tirata indietro dal criticarlo alla prima occasione utile. “Capitan Futuro”, come è stato inizialmente designato, ha le capacità per essere faro della linea mediana, come ha saputo dimostrare agli Europei. Proprio il rendimento con la maglia azzurra, rapportato a quello con la casacca della Roma, alimenta le critiche, perché la grinta messa in campo negli impegni dell’Italia è casualmente scomparsa in campionato, dove ha mostrato un rendimento incostante anche a livello psicologico (vedi pugno nel derby e conseguente squalifica). Corteggiato dai principali club europei, come Manchester City, Real Madrid e Paris St Germain, non sembra meritare al momento la valutazione di circa 35 milioni di euro circolata negli ultimi mesi: troppi per un giocatore che si è fatto scavalcare quest’anno, ad esempio, da Bradley e Tachtsidis.
2) JOVETIC: sa essere tanto sublime, quanto incostante e questo è il principale motivo per il quale non è ancora salito sull’Olimpo degli dei del calcio. Rivelatosi un valore aggiunto per la Fiorentina, tanto da diventarne elemento insostituibile e da attirare l’attenzione delle grandi d’Europa, può essere un azzardo per qualsiasi grande squadra per la sua fragilità fisica e per la sua tendenza nel non fare la differenza nei momenti di difficoltà del team viola. Un suo lampo di genio può cambiare il volto ad una partita, ma non può bastare per considerarlo un fuoriclasse o, per usare un termine ormai in voga, un “top player”.
1) VUCINIC: uno dei migliori giocatori del nostro campionato per l’abilità nel trattare la palla, nell’aprire spazi per i compagni, serviti da passaggi mai banali, senza dimenticare le eleganti movenze con le quali fa ammattire gli avversari, potrebbe essere facilmente paragonato a Zlatan Ibrahimovic, se non fosse che non sa essere decisivo quanto lo svedese. Non è un caso che l’attaccante del Paris St Germain sia accostato ai bianconeri, alla ricerca di un giocatore in grado di fare la differenza, di unire alle doti tecniche anche un maggiore atletismo, più cattiveria e incisività sotto porta, ciò che in fin dei conti manca proprio al montenegrino. E’ evidente la maturazione rispetto all’avventura con la maglia della Roma, soprattutto a livello tattico, ma non sembra in grado di tirarsi fuori dalla categoria di eterna promessa.