2013
Abbiamo perso tutti
Il 2-0 di Monaco ci può stare. O, quantomeno, non è quello il problema. I bavaresi sono pacificamente tra i favoriti al successo finale della massima competizione europea, garanzia che viene dal valore dell’organico e dai risultati degli ultimi tre anni, stagioni in cui il Bayern ha eccelso al punto da meritarsi due finali della Champions League. Quel che invece non ci può e non ci deve stare è la prestazione.
JUVENTUS INGUARDABILE – Mentre i tedeschi collezionavano finali di coppe la Juventus viveva la sua ricostruzione dalle macerie di Calciopoli, riaffacciandosi all’Europa che conta e passando per frustranti settimi posti fino alla riconquista del titolo nazionale. Ulteriori elementi che attestano l’ipotetica previsione di un risultato favorevole alla squadra di Heynckes: ma, come anticipato, non stiamo qui a strapparci i capelli per questo 2-0. Ciò che proprio non torna è il basso livello della prestazione da ogni angolo di lettura: imbarazzante il confronto in termini di approccio e personalità, non confrontabili le qualità di gioco proposte così come ritmo ed intensità messi sul campo dalle due realtà. Un tiro a bersaglio che va oltre le clamorose ed inattese indecisioni di Buffon, un predominio territoriale che neanche il più inguaribile dei pessimisti avrebbe potuto prevedere.
PERCHE’ ABBIAM PERSO TUTTI – Negli ultimi due anni la Juventus ha legittimato con forza il ruolo di squadra più valida e credibile del panorama nazionale, alternando alla perfezione una fase difensiva impeccabile alla capacità di creare occasioni da gol in quantità e risultare, nonostante un pacchetto offensivo non propriamente elitario, l’attacco migliore del campionato italiano e tra i più redditizi in campo europeo. Il tutto guadagnato con la forza dell’organizzazione: l’impeccabile lavoro della gestione Conte ha condotto la Juventus ad essere una realtà ben oltre la somma di tutte le sue parti. Ed un centrocampo tra i primi tre del complesso internazionale aveva legittimamente lasciato pensare ad una sfida equilibrata in primis sotto il profilo della prestazione: nessun addetto ai lavori ha avuto la presunzione di prevedere un risultato giocoforza frutto, a livelli così alti, di troppe componenti. Ma la prestazione era attesa dai più. Non è arrivata: e se nel confronto tra prime – d’Italia e Germania – ne usciamo sonoramente ridimensionati la musica non suona più gradevolmente pensando a seconda e terza della nostra Serie A, con il Napoli umiliato in Europa League da un avversario modesto ed il Milan incapace di tramutare in qualificazione l’ottimo risultato di San Siro contro la potenza Barcellona.
MA NON FASCIAMOCI LA TESTA – Se così fosse sarebbe il caso di arrenderci all’evidenza: la rimonta in termini di Ranking Uefa non è attuabile nell’immediato futuro. Il sistema Italia negli ultimi cinque anni – parametro temporale scelto dall’Uefa come riferimento per il calcolo – ha totalizzato 63.981 punti, fermo al quarto posto e lontano oltre 13.000 punti proprio dalla Germania, terza con 77.186 punti e con distacchi meno proibitivi da Inghilterra e Spagna (rispettivamente secondo e primo Paese). Dati inevitabilmente figli – è opportuno sottolinearlo – anche dello scarso peso che i club nostrani hanno prestato all’Europa League negli ultimi anni. Scenario catastrofico? La reazione può e deve arrivare. La Lazio di Petkovic ha disputato con eccellenza la sua EL ed ha le carte in regola per arrivare fino in fondo, in attesa che le altre squadre nell’immediato futuro impegnate in tale competizione la disputino al meglio non soltanto a parole. E la Juventus, non scherziamo, non è ancora fuori: c’è un’intera gara di ritorno da disputare dove, a dispetto di quanto (non) visto ieri, può accadere di tutto. Serve un’impresa italiana. Una pagina di storia da aggiungere ad un libro di gloria: avremmo vinto tutti, perché confrontarsi in un campionato di secondo ordine è mortificante rispetto al competere in un torneo d’elite.