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Adani: «Vlahovic non rimarrà a lungo a Firenze. Chissà Eriksen con Inzaghi…»

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Lele Adani parla di Fiorentina-Inter anche nelle vesti di doppio ex della partita: ecco le dichiarazioni sulla gara del Franchi

Lele Adani, a La Gazzetta dello Sport, parla dei temi di Fiorentina-Inter. Le sue parole.

FIORENTINA «E’ tornata a fare calcio, grazie a tre mosse intelligenti, tenere Vlahovic, piazzare tre-quattro acquisti funzionali e prendere Italiano come allenatore. In più, ora c’è un direttore tecnico come Burdisso: un vero uomo di calcio, che ha fatto bene al Boca e che tanto mancava al calcio italiano».

ITALIANO E IL GRUPPO«Sa dare identità alle sue squadre. E non lo scopro di certo adesso, già a Trapani si vedeva. Alla Fiorentina ha dato subito la sua impronta, non parlo solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma soprattutto da quello motivazionale, coinvolgendo tutti nel gruppo. Anche chi sembrava fuori o veniva fischiato in passato. A Genova è stato decisivo Saponara, che i tifosi viola manco si ricordavano più fosse in rosa. Sono segnali importanti, di un gruppo ritrovato e di un lavoro sul campo importante. Il campo, è lì che un tecnico fa la differenza».

INTER E VLAHOVIC – «Se Vlahovic la trascina. E non intendo con i gol, ma con il lavoro per i compagni, contro una difesa forte come quella dell’Inter. A Bergamo lo ha fatto alla grande e la Viola è tornata a Firenze con i tre punti. Se vedo Vlahovic a lungo a Firenze? Sincero? No. Per me tra un anno sarà altrove. E se l’Inter avesse avuto i soldi un mese fa…».

RINNOVO LAUTARO«Dei quattro attaccanti, lui è l’unico titolare fisso, perché sa giocare prima o seconda punta, segnare o dialogare con gli altri. Resta da capire se può diventare un uomo da 30-35 gol a stagione. Nel caso lo diventi, l’Inter non credo sia nella condizione di poterlo trattenere per molto».

INZAGHI GESTISCE IL LAVORO DI CONTE«Sbagliato. Semmai Simone si è trovato un sistema forte, basato su parametri di fiducia e conoscenza, e poi ci ha messo delle varianti che non tolgono, ma al momento aggiungono. Inzaghi dà più libertà e creatività, lo vedi dagli sganciamenti di Skriniar o dalle incursioni di Brozovic, che con Conte erano molto più rare. E chissà come avrebbe reso Eriksen con questi nuovi principi...».