Di Biagio hai ragione: l’inizio di una nuova era. Quando te ne andrai

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Di Biagio annuncia l’inizio – non proprio promettente a dire il vero – di una nuova era per l’Italia: crederci però è davvero difficile, specie considerati i nomi in campo e la prova di ieri contro l’Argentina

Gigi Di Biagio si presenta al termine di Argentina-Italia di Manchester appagato, quasi tronfio, di fronte ai microfoni della Rai. Il commissario tecnico è visibilmente soddisfatto della prova dei suoi, anche se tenta di celarlo evidenziando le pecche mostrate dai giocatori azzurri nel primo tempo della sfida. Alla fine però non può nascondersi troppo e sbotta in un mezzo sussulto di auto-esaltazione alle domande del cronista – cattivone – che prova a metterlo sotto pressione: «Se questa Nazionale ha un blocco? Macché! Questo è l’inizio di una nuova era» (leggi anche: LE PAROLE DI DI BIAGIO DOPO ARGENTINA-ITALIA). Sembra l’inizio di un bellissimo film e quasi ci credi – perché sei italiano, quindi credulone, un po’ boccalone, e finisci per credere a tutto, altrimenti non andresti nemmeno a votare – anche se poi guardi il risultato della partita e torni coi piedi per terra.

L’Italia ha preso due schiaffoni dall’Argentina, squadra che non batte nemmeno in un’amichevole da quattro soldi dal lontano 1987. Cioè da quando giocava ancora Maradona, per intenderci. Cioè da quando in radio si ascoltava La Bamba – non è uno scherzo e nemmeno un invito a drogarsi, anche se le circostanze porterebbero a pensarlo – ed in tv imperversava ancora Fantastico. Cioè da prima che nascesse chi sta scrivendo quest’articolo, che certo non può definirsi vecchio, ma nemmeno tanto giovane da pensare che Ghali sia il nuovo Presidente del Consiglio. Guardi il risultato e, per un momento, pensi quasi di esserti sbagliato, perché non potresti mai spiegare diversamente le parole del commissario tecnico. Poi ci pensi un po’ su e dici: oh, se questo è l’inizio di una nuova era, ci aspetta allora un bel periodo di merda.

Argentina-Italia senza Messi… guarda caso

Te ne convinci quando persino i commentatori Rai, di solito sempre piuttosto restii ad attaccare l’operato degli Azzurri – perché non puoi certo dire che la merce che vendi è scadente e fa schifo, altrimenti chi vuoi che se la compri… – nel post-partita, in un rigurgito insperato di orgoglio, la buttano lì e si permettono, te pensa un po’, di dire che dall’Italia forse, probabilmente, magari, può darsi eh, che ci si dovrebbe aspettare qualcosina in più che fare due mezzi tiri in porta ed uno normale contro l’Argentina delle quasi riserve. Perché sì, poi ci sarebbe pure quest’altra questione in effetti: nell’Albiceleste che si appresta a giocare i prossimi Mondiali da semi-favorita – beata lei, ma noi questo problema per fortuna non ce l’abbiamo più – in verità mancano un po’ di giocatori non diciamo importanti ma, ecco, quantomeno discreti. Paulo Dybala e Mauro Icardi sono rimasti direttamente a casa, per dire, che tanto probabilmente in Russia nemmeno ci metteranno mai piede.

Sergio Aguero e Leo Messi invece, per citare altri due a caso, sono seduti in panchina. Quest’ultimo in particolar modo, cioè l’uomo più atteso, secondo qualche disinformato addirittura il giocatore più forte del mondo (come no, dopo Antonio Candreva può darsi), sarebbe a riposo per un sospetto problema muscolare. Sospetto sì, nel senso che non ci sono conferme in tal senso: ci devi credere per forza. Potresti anche pensare che uno così sia troppo vitale per essere sprecato in un’amichevole contro quattro scappati di casa che nemmeno si sono qualificati al Mondiale prendendo mazzate nelle gengive nientepopodimeno che dalla Svezia, ma come detto – appunto – sei italiano boccalone e ti viene da credere un po’ a tutto. Bravo il baccalà.

La nuova era dell’Italia: avessi detto…

L’Argentina, tra l’altro, se hai visto la partita – ma di sicuro l’hai vista, perché talmente in astinenza da calcio giocato che pure la finale del Torneo di San Patrignano tra ex eroinomani contro ex cocainomani ti sembrerebbe Berlino 2006 – non gioca nemmeno tanto bene: tiene bassi i ritmi, tira via la gamba, affonda il colpo solo quando strettamente necessario. Insomma, in fondo in fondo – ma molto in fondo – lo capisci che questi qua c’hanno scambiato per lo sparring partner di turno, che a livello internazionale ormai abbiamo l’autorevolezza di Martufello ad un convegno sull’energia nucleare, però ti giri dall’altra parte, perché non vorresti mai vedere quello che vedi… Sì, esatto, ancora loro: Gigi Buffon, Leonardo Bonucci, Marco Parolo, Marco Verratti, Ciro Immobile e pure Lorenzo Insigne, che a fine partita si lamenta per essersi mangiato l’unica occasione decente che ci è capitata sui piedi in novanta minuti di oscena partita (leggi anche: IL RIMPIANTO DI INSIGNE), manco avesse sbagliato il rigore decisivo di Pasadena a USA ’94.

Sorridi, ma alla fine lo compatisci pure, perché non c’è nemmeno da biasimarlo troppo poveretto: è uno dei giocatori più accreditati del nuovo corso azzurro, uno dei possibili leader, e in carriera, a quasi 27 anni, ha vinto una Coppa Italia ed un torneo della pizza di Secondigliano. A livello internazionale sfidare Messi gli doveva sembrare eccitante come andare in gita da solo per la prima volta in terza media. Invece pure Messi gl’hanno tolto e, a conti fatti, l’hanno tolto pure a noi, che da italiani avevamo un’unica speranza di goderci una serata normale di quasi spettacolo da qui a settembre.

Infine riascolti Di Biagio annunciare la nuova era azzurra ripartendo dalle stesse basi – le stesse sì, perché se sei un minimo furbo non ti lasci mica fregare da quelle due o tre facce nuove che hai visto in campo per puro caso – con cui s’era conclusa l’altra, quella che forse è meglio dimenticare per davvero, e allora per un attimo, ma per un solo attimo davvero, ti viene pure da pensare: nuova era sì Gigi, bello tutto, viva l’ottimismo, la rottamazione e quello che ti pare. Ora però dicci la verità: quando te ne vai? Non manca molto, vero?