Ferrero giudica i suoi colleghi presidenti: «Pallotta un miracolato, Lotito numero uno»

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Massimiliano Ferrero ha parlato, come sempre, senza filtri al Corriere dello Sport commentando i presidenti delle altre squadre

Lunga intervista a Massimiliano Ferrero da parte del Corriere dello Sport. Il presidente della Sampdoria ha dato dei giudizi sui suoi colleghi presidenti delle altre squadre di Serie A offrendo anche spunti interessanti: «Lotito è il numero uno, il migliore. Ha un’intelligenza e una cultura superiori alla media. Quasi quanto me. Purtroppo però c’è Claudio, e Claudio è il più grande nemico di Lotito. Pallotta è un miracolato, è padrone di un sogno più grande di lui. Un imprenditore top? Ma prima della Roma chi cazzo lo conosceva? Ha chiesto 800 milioni a chi voleva la Roma? Affari suoi. Dicono che il prezzo di una società equivalga a 1,8 volte il fatturato, fate i conti. La Samp fattura 100, la presi a 40. Prima o poi gliela soffierò, la Roma».

Ferrero ha parlato anche del suo rapporto con i tifosi blucerchiati e dei progetti in cantiere della Sampdoria: «I tifosi della Sampdoria non mi amano? Il metro di giudizio è diventato qualche show in tribuna o in mezzo al campo? Non avete visto cos’è oggi Bogliasco, quando entrai per la prima volta in quegli spogliatoi c’erano tre docce scassate. Oggi c’è un progetto, la Samp avrà una nuova casa, e c’è il museo della società, i nostri ragazzini non vivono più in mezzo a una strada, abbiamo anche stretto un accordo tecnico con la Vis Pesaro, introdotto la Next Generation, e il 3 settembre ci sarà l’Open Day al Circolo della Polizia di Stato a Tor di Quinto. Abbiamo almeno una società dilettantistica consociata in ogni regione».

La divertente intervista si chiude con una riflessione interessante da parte di Ferrero sul mondo del calcio odierno: «Il matto sono io? Io sono il più normale di tutti. Volete che vi parli degli altri diciannove presidenti di Serie A e di una Lega che si è auto-commissariata? Siamo su Scherzi a parte. Imprenditori, manager, industriali, produttori e non riusciamo a metterci d’accordo nemmeno sull’acquisto di una penna. Alcuni inseguono il consenso e perdono la testa per il pallone. Alle cene c’è la fila per fare i selfie con me e io ci sto sempre, altri non si prestano. Poi mi domando: ma che cazzo ce fanno con ‘ste foto? Ci sono presidenti che se non vengono riconosciuti si buttano dal settimo piano. Io abito al primo»