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Fiorentina, un finale allucinante per la stagione più triste: ora tabula rasa
L’autogol di Comuzzo contro l’Atalanta sigilla un’annata disastrosa. I tifosi contestano la squadra e salvano solo Vanoli, in attesa delle decisioni di Paratici
Nemmeno l’ultimo atto di questa agonia sportiva ha regalato un sorriso sereno al popolo viola. Sul Corriere dello Sport Alberto Polverosi scrive che la Fiorentina chiude il suo disastroso campionato 2025-26 esattamente come lo ha vissuto: tra paradossi e delusioni. Contro l’Atalanta, la vittoria è sfumata nel peggiore dei modi, con l’autogol di Comuzzo su cross di Zappacosta, a coronamento di una prestazione in cui l’unico vero eroe è stato Oliver Christensen. Il vice di De Gea, autore di almeno tre interventi decisivi, ha tenuto a galla una squadra surclassata dai bergamaschi per larghi tratti.
Di fronte ai 21 tiri a 10 della Dea, parlare di gioco è superfluo. Il vantaggio illusorio di Piccoli, propiziato da un pasticcio dell’ex Sportiello sul primo palo, ha mascherato per un po’ la «consueta e consolidata mediocrità» della formazione viola.
Sugli spalti, però, la pazienza era finita ben prima del fischio finale del debuttante Perri. Il clima di Firenze è rovente, con la città letteralmente tappezzata dai messaggi inequivocabili della Curva Fiesole:«La stagione è stata una sofferenza, ora fate le valige e cambiate residenza».
I tifosi sono esausti. Come sottolinea l’editorialista, la gente chiedeva solo di dire «basta con questa stagione, basta con questo calcio, basta con le mortificazioni, le sconfitte e le paure». Mentre la squadra abbandonava il campo sommersa di fischi e insulti, l’unico a essere risparmiato è stato l’allenatore, accompagnato negli spogliatoi da un coro emblematico: «Rispettiamo solo Vanoli».
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Un attestato di stima che suona come una condanna per la gestione tecnica degli ultimi due anni, durante i quali la società ha bruciato ben cinque allenatori in 24 mesi: Italiano, Palladino, Pioli, Galloppa e lo stesso Vanoli.
Ora lo sguardo è rivolto al domani. Mentre si attende la decisione di Paratici sulla guida tecnica, la linea dettata via social dal giovane Commisso promette un grande futuro, le cui basi però restano del tutto indecifrabili in questo «desolante deserto calcistico». Prima di ricostruire, i leader dello spogliatoio — da Kean a Gosens, passando per Dodo e Gudmundsson — sono chiamati a una profonda autocritica. Ma per molti di loro, se la dirigenza deciderà di assecondare la rabbia della piazza, l’esame di coscienza andrà fatto lontano da Firenze.