L’Inter di oggi è mediocre, perciò la allena Spalletti. Non il contrario

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Quando il tifoso non si regola e critica l’allenatore. L’Inter attuale è una squadra modesta non per colpa di Spalletti. Viceversa Spalletti, che non è Mourinho, allena i nerazzurri proprio perché mediocri

L’amico che non si regola è la regola di ogni gruppo. Tutti ne abbiamo uno. L’amico che non si regola lo riconosci facilmente in comitiva perché è quello che straparla. Preso da fattanza (perché l’amico che non si regola, non si regola mai, nemmeno col fumo) comincia a raccontare gesta eroiche, episodi assurdi mai davvero accaduti, cose dell’altro mondo. Poi spesso dalle parole passa – ahinoi – ai fatti (inteso come sostantivo, ma pure come attributo). L’amico che non si regola è l’applicazione in termini concreti dell’ormai famigerato assunto di George Jung (Johnny Depp) in Blow: «La mia ambizione ha superato di gran lunga il mio talento». Così preso da strana eccitazione ci prova con la più fica del locale, ricevendo tuttavia come unica replica alle proprie aspirazioni erotiche un soave e prosaico: «Ma te ne vai affanculo?». Per l’amico che non si regola il due di picche però non è mai una vera e proprio sconfitta, solo l’inizio di una nuova storia da raccontare.

Perché in fondo noi già lo sappiamo: l’amico che non si regola è tale proprio perché mai pienamente cosciente dei propri limiti. Non è lui ad essere fuori luogo, fuori traccia e fuori contesto praticamente ovunque, al contrario è la preda fatta oggetto del suo strampalato corteggiamento sessuale a non essere mai effettivamente all’altezza del suo ardore. Nella gran parte dei casi l’amico che non si regola non ha colore, religione, orientamento politico e squadra del cuore: è il cazzone del gruppo. In questo periodo però l’amico che non si regola assume connotazioni precise e ben delineate: ama il calcio alla follia, è interista pazzo, stravede per la propria squadra del cuore, ignora i limiti strutturali di una società alle prese con contingenze di ben altro tipo (perché all’amico che non si regola fotte un cazzo di regole e Fair Play Finanziario, lui pensa solo al pallone e alla fica), ce l’ha a morte con l’allenatore Luciano Spalletti, unico responsabile, a suo dire, dell’andazzo preso da un campionato che pure non era iniziato per nulla male.

#SpallettiOut: quando l’interista non si regola più

L’amico che non si regola non è il tifoso interista in quanto tale (per carità), ma è una tipologia ben precisa di tifoso interista (e di tifoso in generale, sia chiaro). Nell’esempio in questione l’Inter per lui resterà sempre una gran bella fica a prescindere, una donna di cui mai nessuno sarà effettivamente all’altezza. L’amico interista ha perso il contatto con la realtà ormai da tempo: non importa quali siano i giocatori da cui è composta la propria squadra, resta il fatto che qualsiasi risultato al di sotto del minimo sindacale (la vittoria) sia incongruente rispetto alle aspettative. L’amico interista che non si regola, preso da rabbia social, conia così un hashtag: #SpallettiOut (leggi anche: INTER, TIFOSI CONTRO SPALLETTI – FOTO). Sì, esatto: fino a ieri twittava del fantabosco, porno e spinelli, mandava messaggi in codice al proprio pusher – “Portami-due-Big-Mac-busta-grande” – e decide oggi di infamare l’allenatore. La colpa del decadimento nerazzurro è imputabile unicamente al mister secondo l’amico: non sa schierare la squadra, non manda in campo i giocatori giusti, non cambia mai gioco, sta un po’ sui coglioni perché è pelato e parla toscano.

L’equazione per il soggetto di cui sopra è chiara e palese, infame chi ne nega l’evidenza scientifica: non è l’Inter ad essere una squadra di improvvisati, è l’allenatore a renderla piuttosto tale. Spalletti diventa così la panacea di tutti i mali. Anzi, del male punto e basta. Il fatto è che ciò che si dice in relazione alle sue capacità può risultare anche abbastanza vero (e qui l’amico che non si regola assume una finta credibilità che aumenta il suo grado di pericolosità sociale peggio ancora che due canne): Luciano, che evidentemente non è Mourinho, non pare per nulla un grande allenatore, piuttosto un discreto operaio del pallone, non ha idee tattiche rivoluzionarie, non è di certo un maestro di arguzia e non è raro beccarlo a perdersi spesso dietro a formule filosofiche sconclusionate e prive di senso logico (almeno per noi). Spalletti non è in senso assoluto un allenatore da Inter, ma è l’allenatore dell’Inter. Di questa Inter. Quella degli umili alla Ranocchia e degli ultimi alla Santon (beati gli ultimi perché saranno i primi), dei trasparenti alla Brozovic e degli inutili alla Candreva, dei modesti alla Eder e delle vacue social star alla Icardi (leggi anche: PERCHÈ ICARDI SI È STUFATO DELL’INTER E VICEVERSA).

L’Inter è modesta, per questo la allena Spalletti (e non il contrario)

La domanda più ovvia che il tifoso interista dotato del lume della razionalità possa dunque mai porsi è: posto lo scarso materiale umano a disposizione, cos’altro attendersi? Di più e meglio: posto lo scarso materiale umano a disposizione, cos’altro attendersi più di un piazzamento al sole in Champions League (e sarebbe già tanto)? Non l’amico che non si regola però, per cui vale sempre e comunque l’antico assioma matematico insegnato a scuola: cambiando l’ordine degli addenti, il risultato non cambia. E non cambia in effetti soprattutto se si parla di Inter: resta la crisi, resta il momento no, resta l’inconsistenza di una squadra che in ogni caso potrebbe fare  – e magari farà – qualcosina in più di quanto stia attualmente facendo. Nelle analisi poco lucide dell’amico che non si regola però ciò a cui impotentemente assistiamo è il ribaltamento delle prospettive, ovvero dei punti di vista. Ciò che è radicalmente da mutare, tuttavia, dovrebbe essere il rapporto causa-effetto, non proprio una sfumatura.

Il sillogismo esatto allora è: l’Inter attuale è una squadra mediocre, per questo la allena Spalletti, un allenatore alla sua (modesta) altezza. Quello sbagliato, dell’amico nerazzurro: Spalletti allena l’Inter, per questo la squadra attuale è mediocre. Notate tutti la differenza, giusto? Andate a spiegarla adesso all’amico che non si regola. Servirà a poco, provateci comunque: fatelo anche per voi stessi. Perché il nodo cruciale della questione, quello che ci eravamo dimenticati di scrivere, è che in effetti l’amico che non si regola della comitiva, canne, fica e Inter a parte, spesso siamo noi tutti quando parliamo di calcio.