Italia scuola di difesa: questa Juventus ha la migliore di sempre?

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Juventus, arriva un’altra impresa: lo 0-0 del Camp Nou con il Barcellona vale quanto il colpo dell’andata

Altro che Remuntada: l’ambizione del Barcellona sbatte contro il muro eretto dalla Juventus. Neanche un gol per Messi, Neymar e compagni nei centottanta minuti disputati a faccia faccia con i bianconeri, che dunque accedono con indiscutibile merito alle semifinali di Champions League: lì dove ad attendere gli uomini di Allegri ci saranno il Real Madrid di Zidane, l’Atletico Madrid del Cholo Simeone e la variabile impazzita, il Monaco di Jardim. Le quotazioni di questa Juventus, dopo aver eliminato con tanta disinvoltura la squadra più forte della competizione, sono palesemente in rialzo: la sensazione forte oggi è che siano proprio le avversarie a voler evitare l’armata bianconera nell’urna di Nyon.

Italia, una scuola di difesa

Del resto è sempre stato così: la solidità del nostro movimento calcistico rappresenta la risposta più credibile ad un modello che è invece espressione qualitativa ed esaltazione del talento. Vedi lo storico futebol bailado brasiliano o il seguente tiki-taka spagnolo: la nostra alternativa è sempre stata magari meno ambiziosa sul piano dello sviluppo, ma abile a giocarsela con i propri mezzi, una scuola difensiva che ha fatto lezione all’intero mondo del pallone rotondo. La mente corre veloce verso Germania 2006, lì dove l’impianto eretto dall’Italia di Marcello Lippi fu tanto valido da resistere al forfait di Nesta, non uno qualunque, e di prendersi la vetta del mondo con le prestazioni super dei vari Buffon, Cannavaro, Materazzi, Zambrotta, Grosso, sostenuti dal lavoro di un centrocampo pronto come pochi altri ad alternare con enorme valore le due fasi di gioco. Tornando indietro con il tempo è immediato soffermarsi sul Milan degli anni d’oro, ricordi di grandezza che vanno a sublimare un po’ tutti gli elementi di questo sport: il talento, senz’altro, quello degli olandesi e di una squadra che nel complesso aveva poco da invidiare a chiunque, ma al contempo un’organizzazione difensiva che ha creato una traccia nella seguente evoluzione del calcio. Impensabile dimenticare la strofa: Rossi, Tassotti, Maldini, Albertini, Costacurta e Baresi.

L’ultimo exploit della difesa della Juventus

Centottanta minuti e zero gol incassati dal Barcellona di Messi e Neymar: la squadra dei sogni, quella che tutto può, anche rendere l’impossibile possibile. Quella del Triplete, quella che recupera un 4-0 nella fase ad eliminazione diretta della Champions League: non era mai accaduto prima. Del resto, quando puoi contare su due talenti tra i primissimi nella storia del calcio, sei giocoforza chiamato a compiere miracoli. I catalani in questa Champions League avevano realizzato – tra le mura amiche dell’infinito Camp Nou – 21 reti in 4 partite disputate: alla media disumana di 5.25 gol a gara. Contro la Juventus: zero. Di cosa stiamo parlando? Era accaduto una sola volta invece in Liga di restare all’asciutto: porte inviolate contro il Malaga, lo scorso 19 novembre. Sono 91 le reti siglate dalla compagine blaugrana in una Liga che attualmente li vede al secondo posto: impensabile, con questi numeri, rischiare di chiudere la stagione a mani vuote. La Juventus ha avuto il merito di scrivere una pagina eroica: ogni lode al 3-0 dell’andata e ci mancherebbe altro, ha indirizzato l’attuale sentiero, ma lo 0-0 del Camp Nou – con il Barcellona in pressione totale – vale almeno altrettanto. Non l’avrebbe ipotizzato anima viva, eppure è accaduto: il muro bianconero non si è mai scomposto, non ha ceduto un centimetro, non ha perso calma e convinzione nei propri mezzi.

Buffon e la BBC: difesa Juventus, qual è il peso nella storia?

Non resta che interrogarci sulla posizione che questa difesa vanta nella storia del calcio italiano, come detto capostipite di una certa idea di intendere questo sport. L’opposizione a riconoscimenti di grandezza può arrivare immediata: manca un successo internazionale per elevarsi alle altezze dei due casi precedentemente ricordati, l’Italia di Lippi ed il Milan di Sacchi. L’impresa stoica degli azzurri in terra tedesca, il ciclo di organizzazione e bellezza del club di Berlusconi: prima le affermazioni europee con Sacchi (ed uno scudetto), poi i successi italiani con Capello (ed una Coppa Campioni). Nel complesso: sei scudetti e tre Coppe Campioni, una pagina che insomma pare ancor più elevata di quanto stia realizzando la Juventus in questi anni di predominio interno e velleità internazionali. Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini (assente proprio nell’atto conclusivo) una finale l’hanno già raggiunta: contro il Barcellona dei marziani, appunto, e nulla fu possibile. Il parallelo con il passato appare fattibile per il livello dell’avversario ora eliminato: ne è mai esistito uno così forte? Probabilmente no. E mandarlo a casa senza una rete all’attivo è circostanza che fa rumore. L’eventuale conquista della Champions League legittimerebbe il confronto. Ci si è sempre interrogati su chi sia stato a fare la differenza in questi anni di successi bianconeri: se Pirlo o Pogba, se il tuttofare Vidal o la vena realizzativa di Tevez, se ora Dybala o il milionario acquisto di Higuain, se questo o quell’altro. Quando invece la risposta era sotto al naso: tutto è cambiato intorno a loro, ma loro sono rimasti. E con loro i trionfi.