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«Juve sanzionata dal principio di lealtà»

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«Perché si alteri il bilancio non occorre la prova oggettiva della diversità di valore rispetto a quanto dichiarato», è sufficiente «che ci sia la prova di un’organizzazione volta a modificare su carta questi valori per mettere a posto i bilanci»: con questa argomentazione volta a spiegare il caso Juve, Salvatore Sica – professore di diritto sportivo – parla al Corriere dello Sport. A inizio dicembre aveva già detto che non sarebbe bastata un’ammenda per la Juve, cosa che conferma oggi: «Sì, perché non si parlava soltanto di illecito amministrativo, in ballo c’era l’articolo 4.1 del codice di giustizia sportiva, quello che cita i principi della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto».

PERCHE’ LA JUVE E NON LE ALTRE – «Considerando il notevole carico documentale pure a carico delle altre società, questo lascia un po’ perplessi ed è l’unico elemento che non si riesce a decifrare».

COSA ASPETTARCI – «Le previsioni non reggono più. Ad esempio ritenevo che la vicenda plusvalenze potesse essere assorbita dal giudicato precedente. Moltissimo potrà però emergere in merito alle scritture non depositate per alterare la realtà contabile, cioè i famosi accordi privati. Questo filone a mio avviso è molto più consistente».

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