Juventus, Allegri: «Mi piacciono Isco e Oscar»

© foto www.imagephotoagency.it

Il tecnico cerca un 10: «Berardi e Bernardeschi tra gli italiani»

Lunga e interessante intervista rilasciata dal tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, al quotidiano La Repubblica. Tanti gli argomenti trattati, a partire dalle sue esperienze di vita come uomo e come calciatore, il passaggio in panchina con il fido Galeone e le prime esperienze che lo hanno portato alla ribalta nel calcio europeo che conta. Dal punto di vista della Juventus, dopo la finale di Berlino persa con il Barcellona e le partenze di Tevez e Pirlo, sarà inevitabile vedere ai nastri di partenza una squadra diversa da quella della stagione 2014-2015: «Senza Tevez e Pirlo la Juve dovrà cambiare, sperimentare nuove soluzioni. Vorrei un inventore di gioco mai banale, la variabile impazzita all’interno di un piano tattico equilibrato. Il narcisismo in modica quantità non è dannoso alla salute. Mi piacciono Isco del Real Madrid e il brasiliano Oscar, tra gli italiani due giovani: Berardi e Bernardeschi».

LE DICHIARAZIONI – Per iniziare, un obiettivo storico, il quinto scudetto consecutivo: «Sul piano dell’ambizione credo che nulla mi distingua da Conte. Lui ha vinto tre scudetti di fila, io voglio il quinto consecutivo. Ho accettato la Juventus anche per una rivincita, ho gente a cui far rivedere certi giudizi». E c’è spazio anche per le discussioni e i litigi avuti in tanti anni di carriera: «Seedorf voleva discutere ogni dettaglio, parlare, parlare, parlare, mi cedevano i nervi. Gli dicevo: Clarence, se si comportassero tutti come te mi servirebbero giorni di settecento ore l’uno. Mai avuto contrasti con Pirlo, il trasferimento alla Juve lo ha rivitalizzato anche sul piano psicologico, i cambiamenti spesso rappresentano una catarsi. In quella stagione, la mia terza sulla panchina rossonera, il Milan non aveva più Nesta, Gattuso, Ibra e Thiago Silva. Sarebbe stata dura anche per Andrea». E, infine, Barcellona e quella finale rivista solamente a spezzoni con il figlio Giorgio: «Dopo l’1-1 avremmo segnato noi, loro erano storditi, avevano paura. Invece arrivavamo dal nulla e ci hanno fregati».