2012
La strada dei perdenti
“Un vincente trova sempre una strada, un perdente trova sempre una scusa”. (Lao Tzu)
Avere ragione è una maledizione almeno quanto aver sempre torto, perchè non ti sottrae mai, e dico MAI, alla più scontata e disdicevole delle frasi: “Te l’avevo detto”.
Ecco, adesso io non vorrei dovermi ripetere, ma ve l’avevo detto. Ve l’avevo detto che vincere gli Europei per l’Italia sarebbe stato difficile almeno quanto restare fuori da una pasticceria per Bombolo durante una svendita di paste. Ma in fin dei conti mento un po’ anche a me stesso.
C’è stato un momento in cui anche io c’ho creduto. Un po’ tutti c’abbiamo creduto. Ed in questa sorta di allucinazione collettiva improvvisamente Balotelli ci sembrava un bravo ragazzo tutto casa e chiesa (come sempre però lì è il tragitto che ti frega), Cassano un grande conoscitore di filosofia greca e drammaturgia inglese del ‘700, membro del Mensa e possibile vincitore di 3 premi Nobel, Bonucci uno dei più grandi centrali dal dopo-guerra ad oggi, figlio illegittimo di Baresi e Beckenbauer nato da una storia clandestina tra i due, e Thiago Motta scarso, ma meno scarso del solito. Diciamo scarsetto. Diciamo scarso ma non scarsissimo, sì.
In quel momento perfino Prandelli ci è sembrato un tecnico di fama mondiale, uno di quelli che non ne sbaglia una manco a Football Manager allenando la Pro Sesto (e giocando contro il Real Madrid). Per quel momento ci siamo auto-convinti che l’Italia fosse la Spagna e la Spagna una squadra di bolliti (ed io personalmente mi sono anche sforzato di credere, ad un certo punto, che Thiago Motta ce l’avessero loro). Poi c’hanno risvegliato a suon di ceffoni che nemmeno il miglior Bud Spencer ai tempi d’oro ed oggi siamo qui, a chiederci come si sia potuto prendere 4 gol in una finale dell’Europeo.
La spiegazione ve la do io e, per l’occasione, non mi affiderò nemmeno alla consulenza di un vero esperto di calcio, non un millantatore come il sottoscritto, perchè è talmente ovvia che perfino il cane della Scottex ci arriverebbe senza riempirmi casa di carta igienica: la Spagna è più forte.
I perchè loro siano più forti è abbastanza evidente, per cui non mi ci soffermerei più di tanto, mi chiederei piuttosto come si possa minimamente pensare di giocare da Spagna contro la Spagna. E’ più o meno come se io provassi a sfidare Pamela Anderson ad una gara di magliette bagnate, o come se chiedessi un prestito alla Merkel: sarei sconfitto in partenza.
Un’idea del genere non doveva essere nemmeno minimamente partorita. Battere così l’Inghilterra o la Germania ci può anche stare, ma la Spagna… la Spagna signori miei, è un’altra cosa. Io avrei giocato da Italia e, senza scomodare il solito paragone del Chelsea di Di Matteo che ha sconfitto i giganti del Barcellona e bla bla bla, me ne sarei fregato di affrontare a viso aperto una mandria inferocita di giocatori che negli ultimi anni ha accumulato una quantità tale di trofei che, messi in pila uno sopra l’altro, si potrebbe arrivare all’ultimo piano del Pirellone.
E adesso, che tanto indietro non si può tornare, proverei almeno a risparmiarci la scusante di quanto eravamo stanchi, piccoli ed indifesi. Di quanto siamo stati coraggiosi ad arrivare in finale, di che impresa abbiamo fatto a giocarcela fino in fondo (manco fossimo il Kazakistan). Griderei semplicemente al mondo la verità: siamo stati più scarsi, più polli e forse anche un po’ troppo arroganti, seppure questo nulla toglie a quanto di buono visto qua e là.
Ah, e poi a Prandelli ricorderei di come ci siano stati, in passato, allenatori che hanno detto addio alla Nazionale dopo aver perso una finale degli Europei (e non per 4 a 0) perchè qualcuno li criticava un po’ troppo: che non si sottraesse quindi ai commenti altrui e non trovasse scuse, anzi… trovasse una soluzione e pure a breve. Il vincente trova sempre una strada e noi perdenti non ci vogliamo più essere.